11106498 10206379862561056 1577635603 n 1Nata fra le aule della Facoltà di Lettere della Federico II di Napoli, “Mosse di seppia” è una rivista letteraria che, grazie alla passione dei suoi giovani redattori, in poco più di un anno ha saputo ritagliarsi uno spazio di tutto rispetto. Abbiamo incontro i suoi fondatori, Antonio Perrone e Lisa Davide per farci dire qualcosa di più su questo interessante progetto.

 

Come nasce il vostro progetto?

A.P. : La rivista Mosse di Seppia nasce come tutte le cose: un po’ per caso, frutto degli incontri e delle riunioni tra persone che condividevano e condividono la stessa passione letteraria, nonché la stessa concezione di letteratura.

Ciò che nasce un po’ meno per caso è il Progetto Mosse di Seppia, non dunque il cartaceo su cui scriviamo e che diffondiamo alla gente, ma l’idea, il motore primo che sottende a tutto il lavoro successivo. Quella venne a me, Antonio Perrone, era un’idea che coltivavo da tanto tempo e che da tanto tempo desideravo potesse un giorno divenire reale. E lo divenne, e lo è divenuta una pacata giornata di ottobre, quando decisi di condividerla con una mia amica, Lisa Davide, persona con cui ancora una volta condivido un’intervista e attualmente cofondatrice, insieme a me, della rivista. È così credo da sempre, un meccanismo preciso e infallibile: un’idea diventa progetto non appena la si condivide.

 

Perché “Mosse di seppia”?

L.D. :Nel bel mezzo di una delle prime riunioni di redazione una nostra amica esclamò “Mosse di Seppia! è carino, vero?” Dopo qualche breve incontro sul nome da dare alla rivista decidemmo questo, forse perché un gioco di parole che ricorda che la poesia non sta morendo. E un po’ ci ricorda Montale, uno dei pochi poeti che credo amiamo più o meno tutti indiscutibilmente.

 

Qual è la vostra linea editoriale? Cosa può trovare il lettore nelle pagine di “Mosse di seppia”?

A.P.: La nostra linea editoriale è improntata al bello e all’utile. C’è chi una volta disse che la bellezza avrebbe salvato il mondo. Qualcuno un po’ prima aveva invece affermato che in letteratura il bello e l’utile sono la stessa cosa. 

Per quanto mi riguarda la poesia (l’arte in generale) è necessariamente votata al bello, soggettivo o oggettivo che sia. Senza contare che, nella mia personalissima opinione, esistono solo due tipi di poeti: i poeti civili, e i poeti della bellezza. Essendo la nostra rivista slegata da qualsiasi attività politica, non ci resta che proclamarci i secondi. 

 

L’editoriale del numero 0 si intitola  “Quando se non a vent’anni?” e in effetti siete una redazione giovanissima…

L.D.: Sì, effettivamente abbiamo un età compresa tra i ventuno e i trentatre anni. Quando la rivista è nata addirittura eravamo tutti under 28. Crediamo sia stato essenziale e naturale far partire il nostro progetto tra coetanei, ciò non toglie che non ci rivolgiamo ad un pubblico eterogeneo e più adulto di noi.

 

La rivista è arrivata al suo sesto numero: un primo bilancio? Qual è stata finora la risposta del pubblico?

L.D.: A dire il vero i numeri pubblicati sono otto, contando il numero 0 e il Mosse di Seppia Cafè volume 1 (pubblicato straordinariamente per il mese di agosto). Anche se è passato più di un anno dall’uscita del numero 0, fare un bilancio è sempre un’operazione critica perché sicuramente siamo riusciti a trovare delle risposte calorose da un gruppo di persone che ormai ci segue piuttosto assiduamente ma a ben vedere ogni numero di MdS ci pare sempre di dover cambiare moltissimo il nostro lavoro. Più che puntare ad un cambiamento della vesta della rivista -che quest’anno ha avuto una notevole evoluzione- ci preoccupiamo ora di rendere più maturi i contenuti, che come ricordava il numero zero, un anno e mezzo fa erano acerbi e informi.

 

Quali sono le difficoltà che incontra oggi chi decide di fare e parlare di letteratura?

A.P.: Le difficoltà di chi decide di fare e parlare di letteratura sono pressoché nulle. Il dissenso… forse è l’unico ostacolo che si può incontrare. 

La difficoltà di chi decide di VIVERE di letteratura sono al contrario infinite, ma la domanda non era pertinente a questo e non vorrei uscire fuori contesto. 

 

Per il responsabile della sezione poetica la domanda è quasi di rito: c’è ancora spazio per la poesia?

A.P.: No. In quanto responsabile della sezione poetica la mia risposta non può essere che questa. Non c’è più spazio per la poesia, ed è proprio per questo che, ora più che mai, si ha -bisogno- della poesia. 

L’arte poetica, quella vera, quella forte, quella che viene corroborata dalla consapevolezza scientifica del  saper fare poesia, riesce sempre a ricavarselo uno spazio. È questa la sua identità: scavare, insinuarsi, penetrare. La poesia è una realtà che stenta a farsi accettare dalla realtà vera, è quasi considerata come un muro. E come tutti i muri, la sua funzione principale non è quella di dividere quanto quella di unire e delimitare. 

 

Quali sono i progetti futuri di “Mosse di seppia”?

L.D. : In prossimo futuro ci piacerebbe creare una piccola e resistente rete artistica, facendo sì che il nostro progetto letterario trovi in un certo qual modo dei fratelli anche nel mondo della musica e del teatro. È azzardato ora descrivere le attività che intendiamo innestare nel nostro movimento. È certo però che continueremo sempre più a perseguire il nostro obiettivo: lavorare ad una pubblicazione sempre originale e portarla all’interesse del popolo napoletano. Continueremo quindi ad organizzare reading poetici e presentazioni dei nuovi numeri ovunque ci offrano ospitalità, per conoscere noi stessi meglio il territorio (sociale) che vogliamo essere e diventare. 

 

I punti vendita di “Mosse di seppia” sono: Dante e Descartes in P.zza del Gesù, Ubik in Via Benedetto Croce 28 e  Teatro Bellini in Via Conte di Ruvo 14

(Immagine di copertina di Gianmarco De Chiara)          

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