“Il caso Spotlight”: un film che tutti dovrebbero vedere.

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Questa non sarà una recensione come tutte le altre, ma sarà soprattutto un articolo di denuncia e un invito a guardare questo film e a seguirne attentamente la storia.
Mi chiamo Angelo Laurenza, mi occupo principalmente di politica e attualità e mi ritengo un appassionato più che un esperto di cinema, tanto da aver inizialmente snobbato questo film e solo per oggi sostituirò Alessio Imparato. Sono agnostico da 4 anni e, pur non essendone ancora membro, seguo le attività dell’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti), l’associazione giudice del premio Brian alla Mostra Cinematografica di Venezia, vinto proprio da Spotlight l’anno scorso. La promozione fatta dall’UAAR mi ha incuriosito tantissimo. Tanto da portarmi a vederlo in lingua originale, non essendo ancora uscito in Italia, e ne sono rimasto così colpito da decidere di parlarvene io stesso.
Candidato a 6 Premi Oscar,“Spotlight” è un film prodotto dall’Anonymous Content, famosa per aver prodotto tra gli altri anche la serie tv vincitrice di due Golden Globe “Mr. Robot” e il film candidato a 12 Oscar “The Revenant”. Sotto la regia di Tom McCarthy, regista indipendente ben distante dalle tecniche magniloquenti hollywoodiane, il film narra del lavoro svolto dalla squadra giornalistica “Spotlight” che nel 2003 fece ottenere un Premio Pulitzer al Boston Globe, quotidiano per cui lavorava. La squadra, guidata da Walter Robinson, interpretato nel film da Michael Keaton, investigò su un caso di molestia sessuale su un minore ad opera di un prete. Per quanto la notizia sembrasse finire lì, Robinson venne incaricato dal nuovo direttore del Globe Martin Baron di approfondire le indagini e ben presto la squadra Spotlight sciolse la matassa riportando alla luce e riuscendo ad accreditare decine di casi simili nella sola Boston, causando l’inchiesta che portò alle dimissioni dell’arcivescovo di Boston Bernard Francis Law, accusato di aver coperto i sacerdoti coinvolti.
Il film è strutturato come un documentario che spiega il fenomeno sia dal punto di vista mediatico, narrando tutti i riscontri delle indagini, sia da quello psicologico, come si può evincere dai traumi raccontati dalle vittime e dagli interventi degli psichiatri, caratterizzando allo stesso tempo il dramma dei giornalisti a cui è stato affidato il caso, che si sono visti improvvisamente traditi dalla propria religione, traviati dai dubbi e allarmati dalla sconcertante notizia di abitare a pochi passi da un pedofilo, nonché il dramma finale, quello che il protagonista in primis vive: la colpa non è solo dei preti, non è solo dell’ arcivescovo o della Chiesa, ma è soprattutto nostra. Siamo noi che ignoriamo la gravità della faccenda, pensiamo sia solo un caso, come il protagonista, e ci stringiamo forte a queste scuse pensando “Era solo una mela marcia. La Chiesa non potrebbe mai permettere che accadano certe cose.” Non vogliamo convincerci che non sia solo un caso isolato e tendiamo a dimenticare, e anche se non dimenticassimo cosa potremmo mai fare, “Fare causa alla Chiesa?”. Nessuno di noi si sognerebbe di fare una cosa simile. Basti pensare a quante volte ci è capitato di vedere in tv folle gremite difendere un prete accusato di pedofilia. Con la religione non si scherza!
Quanti casi di pedofilia ci sono stati ancora dal 2003 senza che avessero di nuovo lo stesso riscontro mediatico del caso Spotlight? E nel frattempo la Chiesa permette ai vescovi di tacere, non è compito loro denunciare i pedofili alle autorità e il papa continua con la sua politica di facciata, chiedendo perdono alle vittime di pedofilia senza fare niente di concreto per eliminare il problema. Problema dovuto in parte ad una regola imposta ai preti dal Vaticano e totalmente assente nella Bibbia: il celibato.
Questo non è di certo un attacco ai cattolici, come viene citato anche nel film “La Chiesa è un’istituzione fatta da uomini, la fede è un’altra cosa.” Il mio è piuttosto un invito a guardare il film. Chiunque dovrebbe guardarlo: cattolici, protestanti, atei, agnostici ecc. Tutti devono prendere coscienza del fatto che questo è un male che va sconfitto e non dimenticato. E dico dimenticato perché io forse all’epoca ero un po’ piccolo, ma voi ricordate cosa fosse il caso Spotlight? Credetemi, io ormai non mi sorprendo neanche più delle nefandezze compiute dalla Chiesa, eppure i numeri di questo film non mi hanno fatto dormire, perché mi hanno fatto capire che io, come Walter Robinson, come tutti voi sono un complice, perché commettiamo tutti lo stesso banalissimo errore:ignoriamo.

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