Novanta minuti noiosi, nervosi, ai limiti del tedio. Poi, al 93’ un silenzio lungo venti metri, dalla rimessa di Ghoulam alla corsa di Gonzalo Higuain verso l’area piccola interista. Destro delicato a scavalcare Carrizo in uscita, palla in rete, e tutta Napoli che si inchina ai piedi del Pipita. Il Napoli vola così in semifinale (dove incontrerà la Lazio) e lo fa convincendo molto poco sul piano del gioco, ma portandosi a casa l’intera posta in palio grazie ad un colpo di frusta del suo giocatore simbolo, ormai leader dentro e fuori dal campo. Contro un’Inter ferita e mortificata da un campionato sin qui mediocre si sapeva non sarebbe stato facile, ed è stato così: totale assenza di trame di gioco e individualità hanno caratterizzato i primi minuti, con Icardi che al 12’ impatta contro il palo destro della porta di Andujar (unico suo acuto, poi l’argentino sparirà dal gioco) e con Higuain che al 7’ e 28’ si presenta a tu per tu con Carrizo, ma prima di testa spara alto e poi incespica sul pallone perdendo l’attimo giusto per concludere a rete. È ancora Gonzalo Higuain al 32’ a tentare la via del gol in tap in, stavolta su un tiro di Hamsik respinto maldestramente dal portiere nerazzurro, ma viene anticipato da una puntuale chiusura di Medel. La squadra milanese, che ha puntato tutto sull’inventiva di Hernanes, l’esuberanza di Shaqiri e la capacità di attaccare la profondità di Icardi, cala vistosamente nell’ultimo quarto d’ora, durante il quale anche Koulibaly al 45’ sfiora gol su assist di testa di Britos. Nella ripresa, i nerazzurri entrano in campo con fare decisamente più spigliato, ma la partita non ne beneficia: aumenta l’intensità agonistica ma del bel gioco nessuna traccia. Al 62’ è Puscas, giovane talento del centrocampo interista, a tirare verso la porta di Andujar, il quale si salva in calcio d’angolo dopo una deviazione iniziale di Britos. Nessun altra occasione di rilievo sino al gol del Pipita che decide il match e porta il Napoli in semifinale di Coppa Italia a discapito dell’Inter, la quale vede sfumare anche il sogno di alzare il trofeo per l’ottava volta nella sua storia ed accedere direttamente all’Europe League (attualmente i nerazzurri sono a +7 sulla zona retrocessione, a -24 dalla Juventus capolista e a -13 dal terzo posto). I partenopei, invece, possono sorridere. Benitez si conferma re di coppe e alchimista del pallone: lancia dal primo minuto Koulibaly terzino destro, ruolo che aveva ricoperto qualche volta già al Genk, e questi lo ripaga con una prestazione sopra le righe; Hamsik, affiancato da De Guzman anziché da Mertens, sta lentamente ritrovando se stesso e le giocate che l’hanno reso celebre: illumina con filtranti precisi, attacca gli spazi, cerca la conclusione da fuori; infine, l’intuizione brillante di inserire Ghoulam per Strinic (ottima la sua prestazione anche stavolta per senso tattico ed interpretazione del ruolo), anziché cambiare un esausto Higuain per un fresco Duvan, conferma che il tecnico spagnolo è l’arma in più di questo Napoli. Il gol subito dall’Inter, invece, è lo specchio della crisi che si vive all’ombra della Madonnina: una dormita collettiva di difesa ed interni di centrocampo, capitan Ranocchia che buca l’anticipo sul Pipita, mentre Medel e Juan Jesus, né allineati né reattivi all’errore del compagno, inseguono solo con lo sguardo la fuga del campione argentino verso il gol. Una squadra senza mordente e senza collettivo, che si augura solo che questa stagione passi presto. Per il Napoli, però, il mese di Coppe è appena iniziato e non sono contemplati fallimenti: il Trabzonspor, squadra turca prossima avversaria dei partenopei in Europe League, è avvisata

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