Delusione, amarezza, rassegnazione. Il Napoli stecca la gara dell’aggancio alla Roma e riaccende le ambizioni Champions di Lazio e Fiorentina (rispettivamente distanti solo  due e tre punti). Dopo la sbornia europea, cinque i gol rifilati al Trabzonspor e una qualificazione mai in discussione, il rischio per la compagine partenopea era quello di scendere in campo senza le giuste motivazioni e subire l’esuberanza di un Torino invece galvanizzato dal passaggio agli ottavi di Europa League ai danni dell’Athletic di Bilbao. In realtà, è andata anche peggio. Dopo un inizio fulmineo di buon auspicio, con la conclusione di De Guzman dalla lunga distanza già al primo minuto (conclusione che però non impensierisce Padelli), gli azzurri lasciano subito il pallino in mano avversaria: ai granata che muovono bene il pallone da un versante all’altro del campo cercando di creare la superiorità sulle corsie laterali, con Farnerud e Bruno Peres a prendere d’infilata il malcapitato Strinic, il Napoli risponde con linee strette ed un atteggiamento guardingo; ma il flebile pressing,  i ripetuti errori di David Lopez e Callejon in fase tanto di costruzione quanto di disimpegno, e un Hamsik ancor meno brillante del solito (molto statico e annebbiato, lo slovacco, il peggiore tra i suoi insieme ad un irriconoscibile Callejon), sono il preludio alla sconfitta. La prima frazione di gioco, oltre l’occasione di Martinez che al 2’ spara alto sulla trasversale della porta partenopea, è solo il brivido di un sassata di Hamsik al minuto 37, finita fuori di poco e su cui nulla avrebbe potuto il portiere granata. Nella ripresa stesso copione, con il Torino meno dinamico e con il Napoli stabilmente nella metà campo avversaria fino al gol di testa di Camil Glik, lasciato colpevolmente solo dai distratti Strinic ed Albiol sugli sviluppi di un calcio d’angolo al 67’. Il contraccolpo psicologico c’è e si fa sentire. La squadra si disunisce immediatamente e fatica a trovare gli automatismi giusti o ad imbastire manovre capaci di penetrare nelle maglie della difesa torinese, la quale neutralizza le velleità di Higuain e compagni spezzando quando possibile il ritmo e ripartendo in velocità ad ogni occasione utile. L’ingresso di Gabbiadini ravviva notevolmente le transizioni d’attacco, ma fra il golden boy napoletano e il gol si frappone prima la sfortuna, con un palo su una bella punizione dal limite al 79’, e poi l’imprecisione, con il suo tiro al 93’ finito fuori di un soffio. Con un beffardo 1-0, si apre così il mese di Marzo per il Napoli, che alla stessa giornata dello scorso campionato aveva ben 6 punti in più in classifica, un attacco più prolifico (50 gol fatti contro i 44 di quest’anno) ed una difesa meno vulnerabile (28 reti al passivo contro le 31 attuali). Numeri che fanno riflettere, questi, ma che non devono trarre in inganno: la sconfitta è maturata per merito del Torino di Ventura, il quale ha saputo ben disporre i suoi uomini in campo, ottenendo il dodicesimo risultato utile in campionato attraverso una prestazione diligente, accorta ma cinica. Così come a Palermo, gli azzurri hanno mostrato scarsa brillantezza e dinamicità, finendo per subire la maggiore organizzazione degli avversari. Un vero e proprio mal di trasferta. Da ultimo, un richiamo a Rafa Benitez, che persiste nello schierare la squadra con un 4-2-3-1 nonostante le tante defezioni (i lungodegenti Zuniga e Insigne, oltre che lo squalificato Mertens). Data l’assenza di esterni in grado di saltare l’uomo, maggiore qualità in mezzo al campo non sarebbe guastata, e l’inserimento di Jorginho in un 4-3-3 avrebbe potuto indirizzare la partita su diversi binari.

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