70 minuti di grande calcio, intensità, grande attenzione difensiva, transizioni d’attacco fulminee ed ubriacanti. Poi il vuoto. Dal dominio assoluto su un’Inter prona e senza gioco al pareggio che ha il sapore della beffa, amara ed inaspettata. Questa è stata Napoli-Inter, cronaca di una partita da vincere ed invece miseramente fallita dai partenopei. Tutto era iniziato nel migliore dei modi per gli uomini di Benitez, che creano nella prima mezz’ora di gioco almeno cinque occasioni cristalline per affondare i nerazzurri: Higuain e Hamsik i grandi protagonisti, con Handanovic che sventa prima al 7′ un gran tiro dell’argentino, potente ma abbastanza centrale,  si ripete poi  al 14′ sulla conclusione dello slovacco, e ancora al 21′ smanaccia un pallonetto di un ispiratissimo Higuain. Il duello tra il portiere sloveno ed il bomber argentino si rinnova al minuto 32, ma da zero metri è stavolta el Pipita a mandare il pallone alto sulla traversa, fallendo la deviazione volante su cross di Mertens . L’Inter, invece, è tutta nei tiri di Brozovic al 23′ e Shaqiri al 42′, ma entrambi sparano a salve verso la porta di Andujar. Nella ripresa il Napoli sublima la mole di gioco sviluppata nel primo tempo nell’arco di dieci minuti: al 51’ Hamsik devia di testa un cross di Henrique, anticipando di netto Juan Jesus (prova disastrosa, quella del brasiliano) e mettendo fuori causa Handanovic, mentre al 61′ arriva il raddoppio di Higuain, con un tiro dal limite di rara potenza e precisione che bacia il palo interno e si insacca senza lasciar scampo all’estremo difensore avversario. Poi, appunto, il vuoto. Forse per le tossine accumulate dopo gli sforzi profusi (si gioca ogni tre giorni da metà Febbraio, ormai), forse perché la testa già era al match di questo giovedì contro la Dinamo Mosca, ma il Napoli evapora ed inscena il suicidio perfetto. Al 72’ la difesa intera collassa in un mischia furibonda in area consegnando a Palacio la palla del 2-1; mentre all’87’, Henrique stende Palacio inducendo Rocchi a chiamare il rigore e ad espellere per somma di ammonizioni il terzino partenopeo. Icardi si presenta sul dischetto e con un irriverente scavetto gela il S. Paolo. Finisce così, con gli azzurri svuotati mentalmente e fisicamente, un match in cui il Napoli ha costruito e distrutto, mostrando tutta la propria forza unitamente alla sua inconcepibile fragilità mentale. Da grande squadra, infatti, ha individuato uno per uno i punti deboli della formazione schierata da Mancini attaccandoli sistematicamente con schemi e soluzioni offensive attribuibili ad un lavoro tecnico-tattico specifico svolto  a Castel Volturno; ma la mancanza di continuità rappresenta il risvolto della medaglia: ancora troppa distrazione e sufficienza hanno fatto svanire una vittoria netta, entusiasmante, bruciante. Il dato più preoccupante, tuttavia, è che di questo male nessuno individua ancora una cura, dato che due anni di gestione Benitez non hanno saputo lavar via il peccato originale di questi ragazzi. Con la Roma ancora a + 4, quindi, stasera occhi puntati su Lazio-Fiorentina, scontro diretto cruciale in ottica terzo posto. La classifica è cortissima e il passo dal paradiso del piazzamento Champions all’inferno del sesto posto è troppo, troppo breve.

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