NAPOLI BRUGES DIRETTA LIVE“Il Napoli ha bisogno di tempo”, l’aveva chiesto a gran voce mister Sarri in persona, dopo la serie infinita di strascichi dovuti alle prime tre deludenti uscite stagionali. Già, il tempo, perché non è facile immergersi in una nuova realtà e trovare l’equilibrio giusto che faccia da collante tra l’entusiasmo dei tifosi e i punti messi in cascina.  Ma i tifosi, ormai già stanchi, si erano schierati dalla parte della storia, del loro Re Diego, estroso tanto nel piede sinistro quanto nella parlantina sferzante. “Sarri non è da Napoli” aveva sentenziato il Pibe, acclamato dai suoi adepti con lo stesso clamore di un calcio d’angolo che finisce diretto alle spalle del portiere.

L’occasione per dimostrare che “El Diego” si sbaglia è dietro l’angolo, indossa un inedito completo rosso da trasferta, viene dal nord del Belgio e si chiama Brugge, o meglio, Bruges, o forse meglio ancora “Club Brugge Koninklijke Voetbalvereniging”. Beh, magari è meglio chiamarli “avversari”, o più semplicemente “vittime sacrificali” del primo impegno di Europa League della stagione 2015/2016.

Cinque. I gol che i belgi portano in patria a mo di souvenir, con tanto di scontrino regolarmente emanato dal cassiere Sarri, che rivoluziona l’assetto tattico, passando dal tanto pubblicizzato 4-3-1-2, al più compatto e regolare 4-3-3. Il tecnico tosconapoletano rinuncia così al ruolo del trequartista e lancia dal primo minuto Jorginho in cabina di regia, pronto ad innescare sulle ali le frecce Mertens e Callejon, i due autentici tormenti per la retroguardia ospite.

Cinque (part. II) i minuti che passano dall’inno (non famoso come quello della sorella maggiore Champions, ma pur sempre suggestivo) dell’Europa League al vantaggio azzurro firmato da Callejon, assistito in maniera esemplare da Hamsik prima, e dalla dea Fortuna poi, quando il suo traversone al centro dell’area, si trasforma in una parabola al veleno che sorprende il malcapitato Bolat. D’altronde, è la settimana dei gol impossibili. Forte del vantaggio, il Napoli avanza in scioltezza e trova il raddoppio quando il cronometro segna 19’ con Mertens, assistito alla perfezione dal cross basso dalla destra di uno scatenato Callejon, e il goal della tranquillità sempre con il folletto belga (minuto 25), castigatore dei suoi connazionali con una bella girata al volo, frutto di uno schema su palla inattiva propiziato dal lob di un Jorginho ispirato, apparso più avanti di Valdifiori dal punto di vista della condizione.

Concentrazione è quello che i tifosi (a dire il vero, abbastanza pochini) sempre un pizzico timorosi, chiedono agli azzurri nella ripresa. Ma la serata è di quelle tranquille che passano veloci e indolori, così il Napoli ne approfitta per iscrivere la partita al club prestigioso degli Annales europei: il gol di Hamsik al 57’ (ad inserirsi a fari spenti è il più bravo del Vecchio Continente) da l’avvio alle pratiche, mentre il palo di Higuain è un sorriso beffardo che la Dea Sfortuna riserva allo sfrontato attaccante argentino. Il timbro sul match lo mette, infine, Callejon al 77’, con un taglio dei suoi (geniale l’assist di Allan, subentrato al capitano osannato dalle tribune) che sorprende la difesa belga parsa, a dire il vero, troppo lenta e molle.

Segnali più che positivi, al di là della “manita“, arrivano dalla prestazione di Hysaj, finalmente tornato ad occupare la sua fascia d’appartenenza, complice l’esclusione di Maggio; dalla regia di Jorginho, rivitalizzato dalla struttura triadica del centrocampo azzurro, e soprattutto dalla sicurezza di Koulibaly, protagonista della sua miglior performance da quando opera all’ombra del Vesuvio: tanti interventi puntuali per il difensore -riprova di una buona tecnica e di una straripante forza fisica dosate ad arte –  accompagnati dall’approvazione dell’uomo in tuta seduto in panchina. Se Mertens non avesse deciso di divertirsi come un bambino al parco giochi, la palma di MVP del match sarebbe andata di sicuro al giovane senegalese.

Vincere aiuta a vincere”, dicono. Questo era ciò che più mancava in casa Napoli, dove già serpeggiava il malumore e dove – questo è il più grande “contro” della piazza – la gente era già stanca di aspettare. Un applauso lo meritano i dodicimila del San Paolo che hanno saputo rischiare grosso, andando contro le malelingue più spietate. Chi ha sentito dentro di sé l’impellente bisogno di abbandonare la squadra nel momento di difficoltà, è stato prontamente richiamato alla base. Il Tempo, come invocava mister Sarri, è arrivato: il Napoli si riprende la città.

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