Il meraviglioso Napoli delle seconde linee che aveva sbalordito nella fase a gironi si arrende al Villarreal. Si conclude a favore degli spagnoli la prima gara di questi sedicesimi di finale, risultato un po’ ingiusto, per certi versi beffardo, ma che di certo non chiude i giochi per la qualificazione agli ottavi.

La partita. All’insegna di un tatticismo esasperato, con i giocatori attentissimi a coprire le linee di passaggio e a preservare le distanze tra i reparti, il primo tempo offre solo il tiro di Soldado, che al 5’ impegna Reina in un prodigioso recupero dopo un maldestro rilancio proprio dell’estremo difensore azzurro. Il match cambia volto nella ripresa, le squadre si allungano e Callejon sfiora il gol prima con un tiro di destro al 58’ e poi in estirada al 61’; Bakambu, invece, spreca un’azione ben congeniata sparacchiando a lato un pallone dall’interno dell’area azzurra (67’). Il contropiede sprecato da Mertens al 71’ è il preludio al gol del Villarreal, che passa al minuto 82 con una punizione chirurgica di Suarez e mantiene il vantaggio sino al triplice fischio. Grida vendetta il rigore negato a Callejon (65’) per fallo di mano non ravvisato di Bruno Soriano.

Preoccuparsi sì. Che al Madrigal non sarebbe stata una passeggiata di salute era intuibile, ma che si sarebbe rivelata così dura forse in pochi lo immaginavano. Il “Napoli 2” ieri sera ha sofferto, e tanto, un Villarreal presentatosi invece nella sua formazione tipo e capace di togliere respiro alla manovra partenopea inibendo i suoi migliori interpreti, Hamsik e Callejon, stritolati il primo da arcigne marcature (persino triplicate) e il secondo da una linea difensiva molto alta ed attenta a privarlo della profondità che tanto ama attaccare. Gli interpreti scelti in mediana, poi, non garantivano né il giusto pressing né la veloce circolazione del pallone, precludendo anche lo sviluppo del gioco sugli esterni (ad eccezione del propositivo Strinic e del solito Callejon). Risultato? Isolamento delle punte, abbassamento del baricentro, tanto possesso palla inconcludente. Contro Carpi, Juventus e Villarreal sono arrivati solo 3 punti, e se tre indizi fanno una prova è ormai chiaro che il Napoli sia in un momento di leggero appannamento fisico, e che le nuove contromisure tattiche che i tecnici avversari contrappongono alle ancor mirabili alchimie calcistiche di mister Sarri (su tutti valga l’esempio della cocente sconfitta allo Stadium) stanno producendo i primi frutti. Il dato esemplificativo è che mai il Napoli prima di ieri sera aveva saltato l’appuntamento col gol per due partite di fila.

Preoccuparsi no. Guai però a disperarsi, perché le seconde linee napoletane (sei gli innesti imposti dal turn over) hanno giocato praticamente alla pari contro una squadra brillante, reduce nella Liga da undici risultati utili consecutivi (non perde da novembre) e che in casa non prende gol da sette turni di fila, piegandosi solo ad una prodezza balistica di Suarez. Certamente la prestazione poteva essere collettivamente ed individualmente migliore, ma gli azzurri hanno comunque creato qualche buona occasione da rete e dimostrato – non senza qualche affanno – una buona tenuta difensiva. La sconfitta, insomma, proprio non ci sta. Serviva fare gol in trasferta e non prenderne, è vero, ma la storia insegna che tra le mura amiche qualsiasi passivo è ribaltabile (tutti ricorderete il doppio confronto col Chelsea nel 2011/2012, giusto per fare un esempio a noi “caro”). Il clima rovente di Fuorigrotta, unito alle qualità e voglia di riscatto degli undici titolarissimi, saprà essere il giusto propellente per il prossimo giovedì 25 febbraio, primo vero snodo della stagione europea del Napoli. Di mezzo però c’è la sfida col Milan, novanta minuti da brivido, con gli azzurri sospesi a mezz’aria tra il rilancio e il tracollo. Ma se contro il diavolo dovessero arrivare i tre punti, non ho dubbi sul fatto che tra sette giorni assisteremo ad una grande prestazione anche in Europa League.

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