No, non è un miraggio quel secondo posto che fino allo scorso Dicembre sembrava ormai obiettivo bello che perduto. Il solo passo falso con la Juventus e il contemporaneo rallentamento della Roma fanno sì che adesso la stagione del Napoli, a pochi giorni dal ritorno in Europe League, prenda tutta un’altra piega e riapra l’orizzonte dell’accesso diretto in Champions. La vittoria maturata in casa del Chievo Verona porta la firma del nuovo arrivato Manolo Gabbiadini, che al 17’ provoca prima l’autogol di Cesar (disastroso per tutta la partita) e poi al 61’ segna la sua prima reta in azzurro sfruttando un assist prezioso  di Strinic,trafiggendo Bizzarri con un tiro preciso ed un movimento da centravanti puro. I clivensi, dal canto loro, non riescono ad andare oltre l’unica segnatura propiziata da un rocambolesco autogol di Britos al 25’. La partita non è stata bellissima: ad un Chievo compatto e combattivo dalla mediana in giù, il Napoli non riesce a contrapporre altro che sprazzi di bel gioco con combinazioni sulla fascia sinistra tra Mertens, Strinic e Higuain, di gran lunga i migliori tra i partenopei durante il primo tempo. Quest’ultimo, tuttavia, ai punti è appannaggio del Chievo, che ben controlla il match tranne che nei minuti tra il 30’ e il 40’, quando il Napoli aumenta i ritmi, fa salire la linea difensiva e i giocatori intensificano i movimenti senza palla. Ma dura poco: il poco filtro a centrocampo di Jorginho e D. Lopez impone ben presto  a De Guzman e Mertens di rientrare e non sbilanciarsi per non subire contropiedi mortiferi. Nella ripresa, subito doppia occasione: al 50’ Gabbiadini, dopo un sombrero di alta classe su Cesar, spara a botta a sicura ma Bizzarri compie un miracolo deviando in corner; appena un minuto dopo, invece,Zukanovic non è lesto ad approfittare di un a mischia in area napoletana ma Rafael non si fa sorprendere. I veronesi si chiudono bene, con Hetemaj, Birsa e Radovanovic a menar le danze sulla mediana, ed indirizzano la gara sui binari dell’agonismo e del gioco all’italiana (difesa e ripartenze). Benitez non si fa pregare, ed inserendo Callejon, Gargano ed Hamsik, gioca specularmente agli avversari. Così,sfruttando la qualità dei suoi interpreti, il Napoli costruisce tre palle gol imponenti: con De Guzman al 76’,con Higuain al minuto 86, e con Hamsik al 94’ (stoppato da un altro intervento super di Bizzarri); nel mezzo, un solo tiro forte e dritto per dritto di Radovanovic al 93,’che non desta agitazione. Finisce 2-1, con un ambiente rinfrancato e stuzzicato dall’idea di andare a riprendere la Roma, che lepre più non è e anzi non sa più vincere. Tuttavia, preoccupa un dato: Benitez ormai ha ceduto alle sirene di un gioco meno spettacolare ma più pragmatico (lo dimostra l’insistenza con De Guzman e con il tandem di centrocampo Gargano D. Lopez, tutto corsa e interdizione) e, per chi legge tra le righe, questo potrebbe essere un chiaro segnale d’addio. Il tecnico spagnolo starebbe infatti offrendo alla piazza ciò che chiede perché non più intenzionato a dare seguito al suo credo calcistico qui a Napoli? Speriamo di sbagliarci, in quanto la garanzia di un Napoli vincente è proprio lui, Rafael Benitez Maudes da Madrid.

 

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