antonio-bassolinoQuante volte avrà ripetuto il discorso della vittoria, Antonio Bassolino, fino a convincersi effettivamente della possibilità di tornare in groppa al partito che l’aveva disarcionato non più di sei anni fa, mettendolo in un dimenticatoio da cui a fatica stava provando ad uscire? Un discorso rimasto nel cassetto, visto il risultato delle primarie di domenica scorsa, in cui Valeria Valente è risultata vincente per appena 450 voti su 30 mila totali (meno del 2%); e che la delusione sia stata grande, per l’ex governatore, lo si era capito subito, quando aveva glissato sulla possibilità di appoggiare la vincitrice del confronto alle amministrative di giugno.

Sono poi arrivati i video di Fanpage.it ed il “caso” è arrivato fino ai tg nazionali ed alle testate principali: video in cui era provato lo scambio di denaro fuori ai seggi di periferia per far votare la candidata renziana; prassi, questa, non così inusuale per gli appuntamenti di democrazia interna del Partito Democratico, come ben sa chiunque vi abbia partecipato e come rilevato in diversi articoli sul tema in passato (simili accuse di brogli erano, infatti, venute fuori anche in relazione alle primarie in Liguria dell’anno scorso).

Dopo la decisione della Commissione di Garanzia del Partito napoletano, sostanzialmente confermativa del risultato delle urne, il film di questo post-primarie sembra già scritto: Bassolino ha convocato una riunione “per fare il punto” al Teatro Augusteo in cui, con tutta probabilità, annuncerà l’ingresso in campo con una lista civica alternativa al Partito Democratico ed a De Magistris, andando ad aggiungere la sua alle altre cinque candidature già sul tavolo.

Difficile, se non impossibile, pronosticare una vittoria del Pd per Palazzo San Giacomo: l’assenza di qualsivoglia contatto con la realtà di una città in perenne divenire si fa sempre maggiore in giorni, come questo, in cui il partito di via Toledo dimostra di essere ancora troppo impegnato a guardarsi l’ombelico piuttosto che a ipotizzare alternative per la città. Il campanello d’allarme, però, sarà già arrivato anche allo stesso Renzi: sempre più spesso le primarie (uno dei punti fondanti del partito nato dalle ceneri di Ds e Margherita) si rivelano un boomerang, risolvendosi in colpi di mano, accuse tra fazioni in lotta, regolamenti di conti e battaglie a colpi di ricorsi. Con conseguenze spesso devastanti per le speranze di vittoria al successivo appuntamento elettorale. Così come in Liguria (dove la Paita perse malamente contro lo sfavorito Toti), anche a Napoli è, come detto, assolutamente improbabile una vittoria della Valente, a questo punto, anche contando che un pezzo consistente di partito probabilmente appoggerà la battaglia di Bassolino; diversi i parlamentari che hanno già dichiarato la propria solidarietà allo sconfitto di domenica, tra cui Rostan e Bossa.

Gongola De Magistris, intanto, e pure Lettieri, unici candidati già in campo da tempo e senza incertezze, che in un campo così frastagliato potrebbero avere gioco facile al primo turno, per poi giocarsi l’intera partita al secondo; il Movimento solo ora sta scegliendo il proprio candidato, in “sindacarie” dalla scarsissima affluenza online. La città sembra distante da questi giochi, che ormai interessano pochi addetti ai lavori; eppure, nonostante tutto, alla fine giudicherà con la precisione di sempre, stabilendo la propria verità nelle urne di giugno. Siamo lontani dalle speranze del ’93: Bassolino ha avuto modo di scoprirlo sulla propria pelle.

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