In considerazione dello specifico rilievo che lo svolgimento del Gran Premio d’Italia di Formula 1 presso l’autodromo di Monza riveste per il settore sportivo, turistico ed economico, nonché per l’immagine del Paese in ambito internazionale, la Federazione sportiva nazionale ACI è autorizzata a sostenere la spesa per costi di organizzazione e gestione della manifestazione, per il periodo di vigenza del rapporto di concessione con il soggetto titolare dei diritti di organizzazione e promozione del campionato mondiale di Formula 1, a valere sulle risorse proprie non rinvenienti dalla sua attività di concessionario del pubblico registro automobilistico, ma derivanti dalla propria attività di organizzatore di eventi sportivi di rilievo nazionale ed internazionale e fermo restando quanto disposto dall’articolo 8, comma 1, lettera d, della legge 7 agosto 2015, n. 124. Dall’attuazione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.

Recita così il testo del comma 183, art. 1 della legge di stabilità del 2016, approvata dal Senato con 162 voti favorevoli. È il lasciapassare per il futuro di Monza che fino a pochi mesi fa era molto incerto. Attraverso questa legge l’ACI (Automobile Club Italia) è autorizzato a utilizzare i propri utili per tenere vivo il GP d’Italia, in seguito alla scadenza del contratto con Bernie Ecclestone dopo il 2016. Un impegno non del tutto economico, anche perché l’ACI contribuirà ai circa due terzi della parcella richiesta dalla FOM. Il restante terzo, invece, verrà contribuito dalla AC Milano, guidato da Ivan Capelli, attuale commentatore tecnico della Rai.

L’incontro tra Mr. Ecclestone e Sticchi Damiani avverrà intorno la seconda metà di gennaio, quando si discuterà e tratterà anche per la durata del contratto, da un minimo di quattro anni ad un massimo di sette. Se il contratto dovesse allungarsi fino ai famigerati sette anni richiesti da Sticchi Damiani, la scadenza avverrà nel 2022, anno in cui l’autodromo festeggerà i suoi 100 anni. 

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