L’Istituto Nazionale di Statistica ha presentato, pochi giorni fa, l’ottava edizione di “Noi Italia“, il report con cui l’Istat, attraverso oltre 100 indicatori statistici, offre una panoramica generale della società italiana, spaziando dalla finanza all’ambiente, dall’economia alla cultura, dal lavoro alle condizioni delle famiglie.

Ha suscitato un certo scalpore la notizia che, per la prima volta negli ultimi 10 anni di rilevazioni, la speranza di vita alla nascita sia in calo rispetto all’anno precedente. In particolare, ci si attende che i nati maschi nel 2015 avranno una vita media di 80,1 anni (erano 80,3 per i nati 2014), mentre per le femmine parliamo di 84,7 anni (erano 85 nel 2014).

Si tratta di stime preliminari, e nel rapporto non si accenna alle cause di questo fenomeno, essendo necessari ulteriori approfondimenti. Di certo è un segnale da non sottovalutare, sebbene sia opportuno ricordare che l’Italia è ai vertici mondiali per speranza di vita. Nel 2014, infatti, l’Italia è risultata seconda solo al Giappone e al piccolo principato di Monaco (stime della CIA).

Una posizione non di poco conto, considerato che la “speranza di vita”, insieme alla mortalità infantile (che, secondo lo stesso rapporto Istat, è diminuita ancora nel 2015) è un indicatore importante per definire lo stato di sviluppo di una nazione.

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