camera dei deputatiOggi, con tutta probabilità, la democrazia italiana conoscerà una nuova legge elettorale, la terza in poco più di vent’anni. Non entrerà in vigore subito, però, ma dal luglio 2016. Il governo, infatti, per assicurarne il coordinamento con la riforma costituzionale che dovrebbe escludere l’elettività del Senato, ha preferito posticipare gli effetti di un anno. Cosa avverrebbe nel caso in cui le Camere non dovessero riuscire a completare l’iter della riforma costituzionale in tempo per il luglio del prossimo anno? Questo non è dato attualmente sapere. L’ipotesi più probabile è che, in caso di elezioni, si utilizzi il Porcellum per il Senato e l’Italicum per la Camera, di fatto, annullando ogni effetto maggioritario di quest’ultima legge. Un bel grimaldello in mano a Matteo Renzi per far approvare la revisione costituzionale nel più breve tempo possibile, regolamentando la discussione al minimo indispensabile.

Il sistema ideato è semplice, in effetti. Primo turno con collegi piccoli: chi arriva al 40% prende 340 seggi; se nessuno giunge alla quota fatidica si va ad un ballottaggio tra i due principali partiti (per come stanno le cose, PD e Movimento 5 Stelle, ma non è da escludere che la Lega di Salvini si inserisca nella corsa).

Chi ci guadagna dall’Italicum? Praticamente tutti, a dispetto di quel che stanno dichiarando in queste ore. Ci guadagna, ovviamente, il Partito Democratico del premier, proiettato verso quote vicine al 40% dall’ultima tornata delle Europee. Ci guadagna il Movimento, che non avrebbe mai potuto ambire a vincere con il Consultellum (il sistema creato dall’innesto delle modifiche della Corte Costituzionale), mentre adesso può sperare in un ballottaggio in cui la voglia di rottura con il passato e l’antieuropeismo superino l’appeal mediatico del Primo ministro rignanese. Ancora, ci guadagna il Nuovo Centrodestra, che può auspicarsi di non scomparire dal panorama politico italiano grazie allo sbarramento basso (3%), potendo anche optare per una coalizione allargata con le forze berlusconiane (e stesso discorso, a parti invertite, vale per SeL); Forza Italia, d’altronde, ha ottenuto la garanzia di poter scegliere i capolista dei vari collegi, offrendo all’uomo di Arcore la certezza di poter piazzare i propri fedelissimi quasi a colpo sicuro.

Tutti contenti, allora? Non proprio, in effetti. Uno che, al momento, appare penalizzato dalla nuova legge è proprio il Salvini onnipresente in tv degli ultimi tempi: calcolando gli eletti nei seggi sulla base della percentuale nazionale e non in ragione del risultato nel singolo collegio, infatti, l’Italicum restringe fortemente il potenziale devastante della Lega nel profondo Nord; allo stesso tempo, “condanna” Salvini ad allargare i propri orizzonti anche verso il Meridione ed a costruire una forza politica che sia in aperta competizione con il Movimento nel raccogliere il voto di opposizione alle politiche di Bruxelles.

Infine ci sono loro, i veri desperados dell’ultim’ora: i deputati dell’opposizione interna piddina. Il sistema creato con questa nuova legge, infatti, rende prepotente il ruolo esercitato dalle segreterie di partito, quasi quanto lo era già col Porcellum. Se calcoliamo, infatti, che ogni collegio eleggerà al massimo 6-7 deputati, e che in ognuno, con tutta probabilità, saranno almeno 4-5 le forze politiche a raggiungere il quorum per “sbloccare” un seggio, allora ci accorgiamo di come sia relativamente difficile che si verifichi l’ipotesi dell’elezione dei secondi di lista – non parliamo dei terzi: quelli sono spacciati in partenza. In questo modo, scegliendo i capolista si sceglie, di fatto, la stragrande maggioranza della compagine eleggibile del proprio partito; e chi – come Area Riformista, la componente di Speranza e Bersani – teme di non rientrare più nei piani del proprio leader di partito, prova a “puntare i piedi” (con scarso successo, per giunta).

A dispetto delle sceneggiate a cui assisteremo nelle prossime ore, dunque, saranno quasi tutti felici e contenti quando l’Italicum diventerà legge (in attesa dell’entrata in vigore, come abbiamo visto rimandata al 2016). Gli unici a leccarsi le ferite resteranno Bersani, Cuperlo e compagnia; soli, a chiedersi come sia possibile che in un paio di anni sia scomparso tutto, ma proprio tutto il potere che detenevano all’interno della “ditta”. Chissà che non gli sovvengano i versi del poeta che raccontava di quella statua, solinga testimonianza del potere di un re passato: “E sul piedistallo, queste parole cesellate/ «Il mio nome è Ozymandias, re di tutti i re,/ Ammirate, Voi Potenti, la mia opera e disperate!»/ Null’altro rimane. Intorno alle rovine/ Di quel rudere colossale, spoglie e sterminate,/ Le piatte sabbie solitarie si estendono oltre confine”.

E’ proprio il caso di dirlo: sic transit gloria mundi.

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