juveCampioni, sempre campioni, SuperCampioni. Non importa in quale continente si trovi, sotto quali condizioni atmosferiche sia costretta a giocare e per quale competizione gareggi: la Juve è sempre la squadra più forte del Calcio nostrano. E l’ha dimostrato ancora una volta ieri contro la Lazio, sotto il cielo minaccioso di Shangai, nella gara valida per la SuperCoppa Italiana, il trofeo che andiamo a giocare all’estero perché, in fondo, se c’è l’opportunità di racimolare qualche soldo extra, noi italiani saremmo capaci di improvvisare uno stadio anche nel peggior barrìo di Juarez.

Il calcio tricolore riprende da dove ci aveva salutato lo scorso maggio: le scene sono le stesse di quel mercoledì sera romano, con la Vecchia Signora che conquista un trofeo ai danni dei biancocelesti di mister Pioli. Quest’ultimo inseguiva con grande determinazione la rivincita dopo quella sfortunata serata (come dimenticare la palla che danza sulla linea in occasione del doppio palo colpito da Djordjevic) in cui ha visto alzare la Coppa Italia dagli uomini di Allegri, e poteva contare sul vantaggio nella preparazione e nella condizione fisica dei suoi ragazzi. Confermati tra le fila capitoline, in sostanza, gli stessi protagonisti della travolgente stagione coronata con il terzo posto. La Juventus, nonostante godesse dei soliti favori del pronostico, è arrivata in Oriente rimaneggiata a causa degli infortuni di Chiellini, Morata e Khedira, e oramai orfana dei tre campioni più rappresentativi del ciclo vincente aperto da Conte e continuato da Allegri  – il meraviglioso asse Pirlo-Vidal-Tevez – sbarcati su altri lidi per scrivere nuove prodigiose storie. La dura legge del calciomercato ha voluto così.

É questa la serata in cui il numero 10 fa la sua apparizione dietro la schiena di Pogba e di Felipe Anderson, due assoluti protagonisti dell’ultima Serie A, nonché oggetti del desiderio di mezza Europa. La Vecchia Signora, in queste settimane brulicanti di trattative, non ha pensato neanche per un secondo di privarsi del francese, nonostante gli 80mln di euro promessi dai parigini del quartiere Saint-Germain-des-Prés. Ci hanno visto lungo dalle parti di Vinovo: è lui il leader tecnico della squadra,  il perno attorno al quale sta sorgendo la Juventus 2.0, e l’investitura del numero magico appartenuto a gente come Platini e Del Piero, per citarne solo due, non è altro che la testimonianza più grande della centralità che il transalpino occupa nel “nuovo” progetto.

Nella prima frazione, la partita non è delle più piacevoli, a causa anche del forte vento che soffia sul terreno di gioco, a sua volta ridotto davvero male dalla non-manutenzione dei negligenti giardinieri cinesi. Il palcoscenico lascia davvero a desiderare, e gli attori sembrano risentirne. Lo spettacolo, per gli affamati di calcio che aspettavano con trepidazione di vedere un match vero dopo mesi di digiuno, è totalmente assente. A rallegrare la serata ci pensa, però, la regia cinese che, tra inquadrature sbagliate, replay non pervenuti e interventi maldestri nell’audio della (incolpevole, ma comunque non impeccabile) telecronaca italiana curata dalla Rai, contribuisce a divertire i pallonari italiani, mostrando però tutti i limiti organizzativi dell’ “one night event” calcistico. Insomma, i soldi loro ce li mettono, è solo che con il calcio non vanno tanto d’accordo.

Quando le squadre tornano in campo, appare subito chiaro che è la Juventus quella più affamata: al 47’ Mandzukic, uno abituato a fare gol nelle SuperCoppe – il croato è andato a segno sia in quella di Germania che in quella di Spagna – imbeccato da un passaggio geniale di Pogba, ha la chance per portare in vantaggio i bianconeri, ma spara a salve sulla perentoria uscita bassa di Marchetti, bravo a fare del proprio corpo uno scudo protettivo. Il talento francese sembra galvanizzato dal rientro sul terreno di gioco, e prova a colpire con il suo pezzo pregiato, il tiro dalla distanza. É un missile terra-aria quello che si sgancia dal suo esterno destro quando il ragazzo è sui 25 metri, e per un attimo il tempo sembra fermarsi: tutti già immaginano l’esultanza del giocatore originario della Guinea, ma la traiettoria del pallone compie quel giro in più che permette ai biancocelesti di tirare un sospiro di sollievo per il secondo pericolo scampato nel giro di un minuto. Ma il gol è nell’aria e la Juve alza la pressione, nonostante sia la Lazio ad occupare stabilmente la metà campo avversaria. Gli attacchi di Klose e soci vengono, però, ben arginati dalla linea Maginot eretta dalla retroguardia juventina, comandata in maniera sontuosa da Bonucci, sempre più condottiero delle milizie bianconere.

Al minuto 69 arriva l’episodio che cambia il destino del match: Sturaro (ottima prova del giovane) arriva sul fondo e lascia partire un cross morbido verso il cuore dell’area di rigore dove campeggia, tra le maglie laziali, il bomber croato. L’attaccante questa volta si trasforma in SuperMario è sovrasta di testa Basta, indirizzando con forza e precisione il pallone in rete. Sua Altezza Aerea Mandzukic si presenta, così, all’Italia del Calcio. La Lazio è in panne e lascia ancora una volta sguarnito il fianco sinistro della propria retroguardia: è da lì che parte l’azione del raddoppio ispirato dal bomber croato, rifinito – manco a dirlo –  da Pogba e firmato al 73’ dall’appena entrato Dybala (subentrato al soporifero Coman), il quale con uno schiaffo improvviso e letale al pallone, stona la squadra di Pioli, troppo debole in difesa quanto nelle disperate sortite offensive nel finale.

É la vittoria che arriva direttamente dal calciomercato, il trionfo delle scelte e della programmazione di una società destinata, in Italia, a ricoprire sempre più il ruolo che è proprio del faro. E se la luce indica la via da seguire per entrare nella sicurezza rappresentata dal porto, la Juventus illumina la strada da percorrere per chi ha il desiderio di vincere. Ma questo resterà, a lungo, un percorso utopistico per le altre squadre italiane.

Tanto, a vincere, sono sempre loro: i bianconeri di Torino.

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