2614687 salvini.jpg.aspxQuanta parte del Matteo Renzi della Leopolda è rimasta nel Matteo Renzi odierno? Ben poca, verrebbe da dire leggendo l’ultima intervista concessa a Gramellini, in cui il premier annuncia la fine dell’epoca delle primarie e lo spostamento (“con piglio”) verso il centro del Partito Democratico. Uno slittamento già avvenuto, nei fatti, ma che da oggi sarà anche rivendicato senza fraintendimenti; difficile, però, spostarsi ulteriormente verso il centro in un sistema partitico il cui asse è già ampiamente spostato verso destra; se il Partito Democratico rinuncia (con l’orgoglio del segretario) al suo ruolo di tradizionale partito di centrosinistra, a raccoglierne il testimone non ci pensa nemmeno il Movimento 5 Stelle, le cui ultime posizioni sui temi dell’immigrazione sono in aperta competizione con quelle xenofobe e nazionaliste della Lega di Salvini; né alcuno dei grillini più in vista sembra potersi ascrivere alla corrente “sinistrorsa” del movimento; non è un mistero la simpatia verso la destra sociale di Di Battista (pizzicato in un fuori onda a celebrare il padre “non di destra, ma proprio fascista”) e di Di Maio (che “vox populi” già in passato dava vicino ad ambienti del centrodestra napoletano).

C’è da capire, allora, la fretta con cui Pippo Civati ha deciso di fuoriuscire dal partito originario dopo un anno e mezzo di tentennamenti: all’apparenza, si aprono praterie per chi voglia costruire in Italia un soggetto politico alternativo e solidamente ancorato nel liberismo sociale con vaghi riferimenti alle esperienze spagnole di Podemos; mentre Landini fa più o meno esplicitamente un richiamo, con la sua coalizione sociale, alla federazione messa in campo da Tsipras in Grecia. Se una delle due formazioni sia destinata a rifondare dalla base il campo della sinistra in Italia questo, al momento, non è possibile prevederlo; quel che è sicuro, tuttavia, è che la necessità di una forza in tale ambito si fa sempre più sentita, contando l’effetto “scia” che tutti i partiti stanno subendo rispetto alle tematiche sollevate dalla Lega. Silenziosamente, va affinandosi un diffuso sentimento anti-immigrati che pone come proprio unico obiettivo politico quello di limitare l’afflusso di stranieri, evitando di cercare più a fondo tra le cause della crisi – dalla quale, per inciso, l’Italia è lontana dall’uscire.

Fare in fretta e fare ora: non è più tempo di risposte superficiali, e gli avvenimenti di Ventimiglia e di Milano stanno lì, da monito, ad avvisarci di tutto quello che ci aspetta in assenza di una chiara voce che esprima anche nell’agone politico il peso delle ragioni degli ultimi.

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