Le differenze tra ogni singolo autore sono sostanziali. Certamente cambia il linguaggio, lo stile, il pensiero, i costumi e la vita stessa; ma ognuno di loro a suo modo ci lascia una traccia che, unita a quelle precedenti, ci rende più saggi e soprattutto più critici.

Nel momento in cui intraprendiamo una nuova lettura, confidiamo di vedere realizzate tutte le nostre speranze; questo perché abbiamo fame di conoscenza, vogliamo percepire sulla nostra pelle quel senso di pienezza che si manifesta tutte le volte che siamo giunti alla fine. Veneriamo l’autore affinché non ci deluda e pretendiamo ancora di più dagli scrittori che amiamo senza alcuna forma e misura.

Ci soffermiamo sulle frasi che sentiamo nostre, in esse ritroviamo pensieri presenti in noi da sempre e che forse a parole non siamo bravi ad esprimere. Cerchiamo di confonderci tra le pagine, impariamo le biografie degli autori, spulciamo ripetutamente periodi storici, ci immedesimiamo nelle scritture fino a perderci completamente. Per noi lettori è un obbligo sapere tutto. In compagnia sembreremo anche saccenti e sapientoni, ma non è così perché conoscere tutto dettagliatamente è necessità, fonte di vita.

Noi abbiamo scelto di seguire il consiglio del caro Umberto Eco.
Abbiamo deciso semplicemente di arrivare a 70 anni e di aver vissuto mille vite; di partecipare al matrimonio di Renzo e Lucia, di affrontare le infinite avventure di Don Chisciotte e Sancho Panza, di saper distinguere i Dottor Jekyll dai Mister Hyde, di innamorarci del romantico Mr. Darcy e allo stesso tempo di invidiare Elizabeth Bennet. Ancora abbiamo deciso di piangere al funerale del grande Gatsby, di maledire la sua amata Daisy, di prendere come esempio il dubbio amletico quando dobbiamo bilanciare questioni importanti. Infine, abbiamo deciso di sognare con il Piccolo Principe, di accettare il triste destino di Gregor Samsa, la scomparsa di Rosso Malpelo e di custodire gelosamente Kundera con “L’insostenibile leggerezza dell’essere”.

Il discorso, ovviamente, vale anche per le poesie che estraiamo a caso da grandissime raccolte. Ad esempio, provate a ricordare la prima volta in cui avete letto la “Pioggia nel Pineto” del ribelle D’Annunzio che solo con una Femme Fatale diviene docile, oppure “Cigola la carrucola del pozzo” di Eugenio Montale e ancora “Pianto antico” di Giosuè Carducci. Ricordate la delusione che vi è stata data dal professore di italiano quando vi ha rivelato che non è propriamente giusto definire ”A Silvia” una poesia d’amore, o tutte le volte che avete ridotto ai minimi termini una spiegazione di una poesia di Ungaretti dicendo: “Tanto è lunga solo due righe”.

Che siano strofe o pochi versi, parole scarne o complesse, un capolavoro è fatto pur sempre di parole, parole che ci scavano nel profondo e restano lì, ma sempre pronte a risalire al bisogno. Noi amanti delle cose belle siamo animi sensibili, taciturni quando possiamo e grandi oratori quando siamo attratti da conversazioni interessanti.
La nostra essenza consiste nel leggere e ammirare capolavori di grandi autori; questo è il dono più grande che abbiamo, quello di impiegare la nostra vista per tutte le forme d’arte in modo da scatenare una Sindrome di Stendhal esplosiva e perenne.

Cari lettori, quali sono le vostre opere preferite? Quale libro vi ha colpito di più? Quale poesia è stata scritta per voi? E, infine, quale opera d’arte è per voi l’apoteosi di bellezza in assoluto?

Attendiamo i vostri pareri!

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