imagesIl governo vara la sedicente “buona scuola” mentre l’ennesima scissione della politica italiana prende forma, stavolta, nel campo del centrodestra berlusconiano. Dopo la diaspora alfaniana servita a costituire il Nuovo Centrodestra ed a reggere il governo Letta, prima, e quello Renzi, poi, adesso il protagonista dell’abbandono della casa paterna berlusconiana è Raffaele Fitto, ex enfant prodige di Forza Italia e vero deus ex machina del centrodestra al Sud.

Se ne va, Fitto, dopo aver lanciato un tira e molla durato mesi che da molti è stato accostato alla situazione, per molti versi analoga, di Giuseppe Civati nel PD. Meno chiari, in questo caso, sono i profili politici della divisione (che, per inciso, ha già dato vita ad un nuovo partito, per ora sotto le sembianze dell’associazione “Conservatori e Riformisti”). Perché va via Fitto? Il “suo” centrodestra dovrà essere più o meno distante dalle politiche governative? Su quali punti (a parte la leadership) si differenzia la sua dalla proposta politica (sic) della derelitta Forza Italia? Questioni irrisolte di una fuga in avanti attesa da tempo e avvenuta, forse, quando ormai in pochi l’avrebbero pronosticata.

Fitto approfitta della vittoria di Cameron Oltremanica per dare il la a quest’operazione, riempiendo un vuoto nello scacchiere politico italiano (dove ancora nessuno aveva proposto l’affiliazione alla compagine del premier tory dei Conservatori e Riformisti Europei). Quali le prospettive? Difficile dirlo ora, mentre Berlusconi dichiara di non potersi più considerare un uomo politico a tutti gli effetti, Salvini prende alla pancia un elettorato deluso e Renzi cannibalizza quello meno orientato ideologicamente facendo incetta di provvedimenti cari all’ex primo ministro di Arcore – non ultimo, proprio quello sulla “buona scuola” citato in precedenza. Il centrodestra italiano appare un mosaico dal disegno contorto; si percepisce forte e chiara l’assenza di un capo riconoscibile, vero fulcro dell’equilibrio trovato negli ultimi venti anni anche al di là delle divergenze culturali (sotto la bandiera del Popolo della Libertà erano riuniti, infatti, ex socialisti, ex missini, ex democristiani e tante altre sottospecie di ex- qualcosa che in Berlusconi avevano trovato un prezioso nume tutelare). In questo scenario, il tentativo di Fitto nasce con poche chance, all’apparenza; ma nemmeno può dirsi morto in partenza. Una fortunata combinazione di eventi – ad esempio, un ridimensionamento del Pd e della Lega alle prossime Regionali – potrebbe portare in breve tempo l’ex ministro pugliese ad egemonizzare una larga fetta di consensi; bisognerà capire se e come potrà riuscire, però, a sopperire ad una “mediaticità” molto limitata e alle critiche per tutta una serie di problematiche giudiziarie all’interno del suo entourage. Il rischio è quello di rinvigorire la folta truppa di partitini personali che affollano il centrodestra italiano in quest’epoca di post-berlusconismo (Passera, ad esempio, dove sei?).

Nel frattempo, a Palazzo Chigi si gongola. “Divide et impera” era l’antico proverbio latino. Mai i Latini avrebbero previsto, però, che fosse il nemico stesso a dividersi da solo.

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