La Catalogna alla prova del referendum

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EDS NOTE : SPANISH LAW REQUIRES THAT THE FACES OF MINORS ARE MASKED IN PUBLICATIONS WITHIN SPAIN A woman carries a girl on her shoulders wearing an "estelada" or independence flag, during the Catalan National Day in Barcelona, Spain, Monday, Sept. 11, 2017. Hundred of thousands of people are expected to demonstrate in Barcelona to call for the creation of a new Mediterranean nation, as they celebrate the Catalan National Day holiday. (ANSA/AP Photo/Santi Palacios) [CopyrightNotice: Copyright 2017 The Associated Press. All rights reserved.]

Non è passata nemmeno una settimana dalle elezioni tedesche che hanno confermato Angela Merkel in cima alle preferenze dei teutonici, che già l’Europa deve assorbire le tensioni ed il peso di un referedum che potrebbe spaccare uno dei più importanti Paesi del continente.
E’ la Catalogna, stavolta, l’epicentro di un terremoto che potrebbe minare dalle fondamenta l’equilibrio della penisola iberica; la Comunitat, infatti, ha invocato la secessione dalla madrepatria, seguendo la tendenza dettata dalla Scozia, prima, e dal Kurdistan, poi. L’opposizione netta e senza mezzi termini del governo centrale non nasconde il timore, fondato, di un’escalation che potrebbe avere conseguenze inattese.

La Catalogna è la regione più ricca di Spagna (come la Lombardia, d’altronde, e non è un caso che anche Maroni si sia affrettato a convocare una consultazione simile); la richiesta di secessione ha a che fare, dunque, più con la volontà di non pagare, tramite le tasse, i servizi sociali delle altre comunità più povere, piuttosto che con l’intenzione di affrancarsi da un’occupazione mal tollerata.

Difficile trovare allora chi provi a gestire la situazione con calma e raziocinio; se il governo centrale prova a ritrovare un consenso elettorale mai ampio, nemmeno al momento delle elezioni, dall’altro gli indipendentisti soffiano sul fuoco di un calderone pronto ad esplodere. Grandi assenti il re, totalmente inerme in questa situazione nonostante il proprio ruolo di Capo di Stato e rappresentante dell’unità della nazione, ed il PSOE, totalmente avulso dalle dinamiche decisionali della vicenda. Podemos, invece, sta in disparte, non appoggiando il referendum ma criticando anche fortemente l’operato di Rajoy e del suo governo, i cui rigurgiti autoritari sembrano in queste ore sempre più evidenti.

Imprevedibile sembra, ad oggi, l’esito della vicenda; con un’Europa che appare sull’orlo di una netta divisione tra sovranisti e nazionalisti, seguendo un paradigma che potrebbe ben presto essere esportato in altri scenari, vedi Lombardia, appunto, e Bretagna. Come se non avesse già abbastanza problemi di suo, quest’Europa qui.

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