carceriUn anno fa, giorno più giorno meno, le agenzie battevano una notizia quanto meno curiosa per qualsiasi lettore italiano: per contrastare il sovraffollamento carcerario, il governo norvegese aveva intenzione di “fittare” dei posti nelle carceri olandesi. Oggi, a distanza di un anno, quell’intenzione è diventata realtà e 250 detenuti sono pronti a varcare la fredda Scandinavia per raggiungere l’istituto di Norgerhaven, considerato “di lusso” per la posizione e le comodità offerte agli “ospiti”. 

La Norvegia non è esattamente una tana di criminali ed il sistema penale salvaguarda fino in fondo i diritti di indagati, imputati e condannati, cercando sempre il recupero sociale del detenuto piuttosto che la pura espiazione della pena. Dopo la strage di Utoya in cui morirono decine di giovani attivisti del partito laburista, gran parlare s’è fatto anche in Italia delle condizioni riservate all’autore di quell’eccidio: Breivik ha ottenuto il massimo della pena (che, in assenza di ergastolo, arriva a 21 anni di reclusione) ed è stato posto in un istituto penitenziario che farebbe impallidire molti alberghi italiani. Resta difficilmente comprensibile per la gran parte dell’opinione pubblica nostrana, ma da quelle parti i diritti dei detenuti sono considerati davvero un importante indice di civiltà a cui è ritenuto difficile rinunciare: e questo elevato grado di rispetto per la dignità umana si riverbera, d’altronde, anche sui livelli di criminalità diffusa: bassissimo il numero di detenuti (un decimo di quelli statunitensi, in proporzione), altrettanto basso il numero di omicidi con arma da fuoco (in un Paese in cui la stessa Polizia ha limitazioni notevoli nel loro utilizzo). 

Ipotizziamo di usare per l’Italia lo stesso metro che i norvegesi usano riguardo se stessi: qual è la situazione delle nostre carceri? Dire che ci si trova di fronte a un disastro vuol dire usare un forte eufemismo: dopo la condanna della Corte di Strasburgo, nessun intervento è riuscito a migliorare la situazione di sovraffollamento carcerario che imperversa ormai da anni: e se prima suonavano alti i rimproveri dell’ex Presidente della Repubblica alla politica disinteressata, nessun cenno di vita (in tal senso, ma non solo) pare provenire dall’attuale inquilino del Quirinale, che si è limitato ad invitare Pannella a terminare lo sciopero della fame iniziato poco prima di Ferragosto (sapevate che Pannella era di nuovo in sciopero della fame? Ecco, eppure è l’unico a parlare di diritti dei detenuti).  
Sei suicidi nelle carceri italiane non hanno fatto notizia (come non l’avevano fatta le morti precedenti, ormai sempre piu frequenti), e improbabile sembra l’utilizzo, allo stato attuale, di soluzioni (pur innovative, come quelle adottate dal governo norvegese) per contrastare il sovraffollamento carcerario. E così, lo spread dei diritti umani continua a condannarci e la fredda Scandinavia sembra ancora più lontana di quanto non sia già geograficamente. 

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