o LUIGI DE MAGISTRIS facebookCi sarebbe molto da dire sul comportamento dei parlamentari italiani di questa settimana: i quali si sono distinti sia per lo stile (vedi la querelle Barani – Lezzi) sia per la convinzione con cui molti di loro hanno continuato a votare una riforma costituzionale giocata su pochissimi voti di maggioranza (perlopiù provenienti dal neonato gruppo verdiniano distaccatosi da Forza Italia); ma in talune occasioni è meglio lasciar perdere e gettare un velo di silenzio, piuttosto che girare il coltello nella piaga.

Ci occuperemo, invece, della lunga corsa per le amministrative napoletane, cominciata prima del previsto e ancora alle sue fasi iniziali; la notizia, inutile dirlo, è il ritorno in campo di Antonio Bassolino, già a Palazzo San Giacomo dal ’93 al ’97 e rimasto “sindaco ad honorem” per molti cittadini napoletani anche dopo l’infelice esperienza da Governatore della Campania conclusasi appena cinque anni fa. Un ritorno sul palco prima vociferato, poi invocato da più parti (anche il sondaggio estivo di Fanpage.it lo vide vincitore), infine quasi annunciato con l’ultimo post su Facebook di renziana memoria: “#statesereni”. Non è un unicum (Orlando è tornato a fare il sindaco a Palermo dopo un periodo analogo) e non è nemmeno una boutade: Bassolino ha sempre gareggiato per vincere e non ci starebbe a vivere un ruolo da comprimario, soprattutto dopo tanto letargo. La mossa rischia però di bruciare molte velleità in casa Pd, soprattutto di quei giovani (?) parlamentari che non fanno mistero di puntare al ruolo che è ora di De Magistris.

Giggino vive un momento particolare, diviso tra la tentazione di provare a diventare figura politica di rilievo nazionale e la necessità di mantenere la carica che già ora ricopre; non è un caso, allora, se all’incontro con Stefano Fassina di due giorni fa alla Domus Ars ha dichiarato apertamente di non voler prendere alcuna tessera di partito, perché pienamente calato in una dimensione amministrativa che intende portare avanti per altri anni; difficile dunque vederlo impegnato nel nuovo progetto de “La Cosa” cui sembrano voler aderire Fassina, Sel e Civati.

D’altro canto, il vero favorito delle future comunali potrebbe essere il fantomatico candidato del Movimento 5 Stelle; un candidato che, come al solito, dovrebbe essere scelto con una votazione online e che avrà il peso sulle spalle di gestire il potenziale elettorale della lista più votata alle ultime regionali a Napoli; difficile vedere in campo uno dei “big” (il non-statuto lo impedirebbe), per quanto le velleità di Roberto Fico siano conosciute da tempo; il “peso” della scelta sarà dunque interamente sul groppone degli iscritti al Movimento, a meno che, per evitare il caos (e, diremmo noi malignamente, anche il rischio di vincere) Grillo e Casaleggio non tolgano la concessione del simbolo, ritirandosi, di fatto, dalla tornata elettorale come già fatto l’anno scorso alle Regionali in Sardegna.

Ed il centrodestra? Il centrodestra gioca al gioco delle tre carte, con l’unica particolarità che in questo caso sono le stesse carte a “giocarsi”; se Mara Carfagna prova a scrollarsi di dosso il peso di questa ingombrante candidatura lanciando quella di Caldoro, questi passa la palla a Lettieri (già sconfitto da De Magistris quattro anni fa); la sensazione comune è che nessuno voglia prendersi la patata bollente di una corsa elettorale probabilmente perdente in partenza.

Difficile dire da ora chi possa spuntarla; difficile anche che Napoli possa beneficiare del clima sempre più pesante creato dall’incombente campagna elettorale, soprattutto con una guerra tra bande in pieno svolgimento e molti problemi lasciati irrisolti anche dalla pur felice esperienza da Sindaco di De Magistris.

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