Come se la passa Donald?

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Quando Donald Trump ha cominciato la sua campagna per conquistare la Casa Bianca, probabilmente non immaginava che guidare gli Stati Uniti fosse un mestiere così complicato; sicuramente, non aveva affatto immaginato che potesse essere anche così diverso dal gestire un colosso finanziario del settore immobiliare (principale ambito in cui il magnate newyorkese aveva concentrato i suoi interessi).

Non sorprende, allora, che la sua presidenza abbia conosciuto più crisi in sei mesi di quante ne abbia fronteggiate Barack Obama in otto anni; e nemmeno sorprende che l’indice Gallup di gradimento (un’istituzione, in America) segni un peggioramento costante da sei mesi a questa parte, con percentuali bassissime che non si registravano dagli ultimi mesi di Casa Bianca di George Bush jr, funestati dalla peggiore crisi economica dagli anni ’30. Qui non è servito un peggioramento delle condizioni economiche a far scricchiolare la popolarità di Trump: anche perché, grazie pure all’eredità di Obama, l’America sta scoprendo di non passarsela affatto male. E’, più che altro, una reazione alla crisi politica senza fine della sua presidenza; Trump continua a mettere i propri collaboratori l’uno contro l’altro, a spiazzare con scelte al limite dell’assurdo, ad inventare notizie e telefonate mai avvenute. Tutto questo pesa e contribuisce a rendere la sua azione debole anche all’interno del suo stesso partito.

Si intuiscono così le ragioni del fallimento di tutte le misure proposte in tema di riforma dell’Obamacare. Uno dei cavalli di battaglia del Trump dello scorso anno si è rivelato una vera e propria Caporetto, risultando in una serie di voti contrario all’Amministrazione anche a causa di defezioni tra i Repubblicani. Trump ha subito scaricato le responsabilità delle sconfitte sui senatori che avevano votato contro, invitando gli americani a ricordare questi episodi alle prossime elezioni di medio termine, offrendo una più ampia maggioranza al partito presidenziale.

Scomparsa ogni speranza di vedere una presidenza “normale”, continuiamo a affrontare ogni settimana di questo “term” trumpiano come se fosse l’ultima, e con la consapevolezza che, per qualche motivo, potrebbe esserlo davvero. Se dovessero ricapitare situazioni imbarazzanti come la già citata gestione della riforma sanitaria, o come lo Scaramucci-gate (con la nomina e la rimozione dallo staff del responsabile per la comunicazione nel giro di soli dieci giorni), ecco che non risulterebbe alla fine così improbabile nemmeno l’ipotesi dell’impeachment. Le ragioni giuridiche ci sono, dopo l’esplosione del caso-Russia, adesso potrebbero crearsi anche le condizioni politiche: se c’è una cosa che abbiamo imparato, d’altronde, dell’Amministrazione Trump, è che non c’è davvero (ma davvero) nulla da escludere o da bollare come “impossibile”.

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