lupi che correComincia oggi (e durerà fino a mercoledì prossimo) il meeting annuale di Comunione e Liberazione, movimento fondato negli anni ’70 da don Luigi Giussani ed entrato prepotentemente nella vita politica italiana negli ultimi vent’anni. Un appuntamento che non manca di sollevare polemiche, per la sua natura elitistica ed esclusiva; anche quest’anno, il parterre de roi potrà assistere a prolusioni d’autore: l’intero gotha politico e finanziario d’Italia è chiamato ad esprimersi sul tema di quest’edizione “Di che è mancanza questa mancanza, cuore, che a un tratto ne sei pieno?” (titolo tratto da una celebre poesia di Mario Luzi).

La ragione delle contestazioni ricevute dai ciellini in questi ultimi tempi è da trovarsi nella capacità del movimento di insinuarsi ed influenzare il corso della politica italiana, condizionandone i fulcri di potere e talvolta occupando direttamente le caselle più importanti dello scacchiere di governo: situazione, questa, che si è verificata in particolare nel corso della (per la verità, breve) esperienza di Enrico Letta a Palazzo Chigi. Maurizio Lupi e Mario Mauro, ministri per le Infrastrutture e della Difesa di quell’esecutivo, sono membri attivi del movimento di don Giussani; mentre lo zio dello stesso premier (quel Gianni per anni Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio) fu oggetto di indagini per aver favorito aziende legate ad ambienti ciellini.

Oggi di ministri comunionliberazionisti non ne abbiamo più (dopo l’uscita di Lupi nel marzo scorso); ma non per questo può dirsi che i ciellini abbiano perso lo smalto di una volta: sei ministri interverranno a Rimini (da Padoan a Martina), e quest’anno lo stesso Presidente del Consiglio non disdegnerà la partecipazione (come invece aveva fatto l’anno scorso, rifiutando l’invito ricevuto), entrando a far parte di una larga schiera che comprende tutti i più recenti residenti di Palazzo Chigi: Enrico Letta (come abbiamo visto poc’anzi), Mario Monti, Silvio Berlusconi (entrambi appoggiati, direttamente o meno, nel corso della loro premiership), Romano Prodi e Massimo d’Alema (che, però, vi ci sono recati quando non erano alla guida di un esecutivo). Per trovare un Presidente del Consiglio mai transitato dai lidi dei “Meeting per l’amicizia fra i popoli” bisogna tornare a Ciampi (premier nel lontano 1993). Tanto per capire l’influenza dell’organizzazione giussaniana.

E se la presenza di Renzi non appare certo una sorpresa (anzi, aveva fatto più notizia il rifiuto “gentile” dello scorso anno), la vera new entry di quest’anno è il Movimento 5 Stelle, che sarà rappresentato al tavolo dei relatori dal suo deputato Mattia Fantinati; una partecipazione “critica”, è stata la promessa, ma che segna un’inversione di tendenza nettissima rispetto a quello che Grillo scriveva soli due anni fa per il Meeting di Rimini, quando definiva il movimento “un’ingerenza ecclesiale nella politica. Chi la protegge fa carriera, diventa un intoccabile, e CL ricambia sempre con affetto peloso”. Con questo passaggio il Movimento fa un ulteriore passo verso l’istituzionalizzazione, lo spegnimento selettivo di ogni capacità di incidere sui processi decisionali profondi del nostro Paese, limitandosi ad un comodo ruolo da urlatore pavloviano privo di una reale volontà di rovesciare il tavolo degli squilibri della società italiana. Miracolo ciellino o rivelazione della vera natura? Su questo preferiamo lasciare l’interrogativo al lettore.

 

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