higuain deluso1Tutti noi abbiamo un punto debole – è inutile negarlo – una caratteristica che vorremmo modificare ma che, purtroppo, segna inesorabilmente il cammino della nostra vita. Si combatte, invano, contro i propri limiti. C’è chi non ha la predisposizione per qualcosa, chi ha talmente tante lacune in una materia che non basterebbe una vita intera per colmarle, chi proprio non riesce a tenersi a galla ma si sforza a fare meglio con il lavoro duro come a voler compensare le proprie mancanze, chi nasce con un talento e non riesce a farlo sbocciare appieno a causa di insopportabili limiti caratteriali. Sei il più bravo di tutti, lo sai, quando sei in giornata ti senti un Dio, saresti capace di unire i continenti in una rivisitazione della Pangea, e magari di piazzarvici sul Trono. Quando, però, la pressione aumenta, diventi un puntino incolore in mezzo a un arcobaleno di emozioni, e ti metti a sbagliare ciò che normalmente riusciresti a fare a occhi chiusi. Ti sveglierai domani e leggerai il tuo nome sulle prime pagine di tutti i giornali del globo, seguito da parole come “fallimento, disastro”, e capirai di non essere un supereroe, figuriamoci un Dio. Ha di nuovo vinto la pressione, a perdere sei ancora una volta tu, Gonzalo Higuain.

Con la finale della Copa America di sabato scorso, persa contro il Cile, si è appena chiuso l’annus horribilis del Pipita, un’annata da dimenticare nella quale l’attaccante argentino ha messo, a più riprese, la sua firma in maniera negativa: troppi punti interrogativi, nessun punto esclamativo. Ha avuto tante chance per scrivere la storia, rispettivamente della sua Nazionale e del nostro Napoli, ma le troppe responsabilità hanno finito per ledere l’aspetto emotivo del giocatore. Era tutto solo davanti a Neuer un anno fa e poteva decidere il destino del suo popolo: era l’occasione di una vita intera, ma schiacciò troppo il tiro e il pallone rotolò mestamente fuori. Primo k.o. fallito. In azzurro, Gonzalo, ha disputato una  stagione altalenante – un pendolo che oscilla tra “gioia” e dolore – non c’è che dire, condita però da gol e assist come se piovesse, ma da altrettante notti da dimenticare: prima la notte di Bilbao, poi il doppio confronto con gli ucraini del Dnipro, e per ultima (ma prima per importanza) la serata del rigore lanciato alle stelle contro la Lazio, gli undici metri che valevano una Champions. È stato il faro che ha smesso di illuminare proprio quando la nave stava per entrare nel porto. In Cile erano sicuri che la nazionale di Messi – altro fenomeno che quando indossa l’albiceleste smette i panni del supereroe – avrebbe potuto lavare l’onta della disfatta di Rio, ma ancora una volta gli undici metri hanno toccato un nervo scoperto del nueve e del suo pallone calciato si sono perse le tracce.

Intanto i tifosi si interrogano sulla reale caratura del ragazzo, e l’opinione pubblica si divide a metà: ma Higuain è davvero un campione? La sua clausola rescissoria di 94,7 milioni è il giusto prezzo per chi voglia acquistarlo, o una cifra tanto sproporzionata quanto irrisoria che non permetterà mai al Napoli di compiere una super plusvalenza? Ha tante qualità il Pipita che a vederlo esposto in vetrina vien subito la voglia di rapirlo e portarlo a giocare per sé: classe, tecnica, visione di gioco, la capacità di far reparto da solo, di concludere a rete e allo stesso tempo di cedere la ribalta ai compagni coi suoi assist da Illuminato. Ha il fascino della prima donna. Troppo, per chi è così fragile nell’animo. Bisogna lavorare di più su questo aspetto, magari proprio con mister Sarri, uno che fa del lavoro umile il proprio Credo. Di sicuro c’è che dopo i ripetuti fallimenti, il campione è tornato coi piedi ben saldi sulla terra, ma questa, nel bel mezzo della Rifondazione azzurra, non è una notizia poi tanto funesta: è proprio quando si tocca il fondo, che non si può far altro che risalire. E allora, che la prima donna si prepari al prossimo ballo…

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