Se qualche mese fa avevamo salutato la vicenda-Quarto come l’ennesima dimostrazione di profonda immaturità politica del Movimento Cinque Stelle, completamente sconquassato dalle fondamenta da una vicenda amministrativa di modesta entità, oggi tocca allargare il raggio di indagine a quel Partito Democratico che ululava nell’Aula Consiliare del piccolo comune flegreo.

Un Partito che oggi appare perennemente sotto la lente d’ingrandimento della giustizia ordinaria, messo sotto accusa a tutti i livelli per l’intollerabile intreccio di interessi di cui si fa portatore e pronto a prendere in carico l’intero peso delle accuse rivolte dal presidente dell’Anm Piercamillo Davigo alla classe dirigente italiana (com’era? accusatio non petita…).

È curioso che ad avere oggi questa nomea, dopo gli innumerevoli casi Roma, San Giorgio a Cremano, Lodi eccetera eccetera, sia proprio il partito che si dichiara erede della tradizione politica del Pci di Enrico Berlinguer e della sua “questione morale”. Una discussione, quella sulla moralità dell’operato della classe politica, che il segretario più amato del Partito Comunista aprì in contrasto con l’operato spregiudicato ed affarista del Partito Socialista di Craxi, perseguito e quindi condannato dalle indagini di Mani Pulite negli anni ’90; il testimone del malaffare passò quindi dai socialisti alla nuova compagine creata da Silvio Berlusconi e Marcello dell’Utri: tanto che gli stessi scontri con la magistratura di oggi, le stesse notizie quotidiane di arresti, indagini e processi sembrano essere nient’altro che un déjà vu degli ultimi vent’anni di berlusconismo.

Il Partito Democratico dovrebbe considerare l’idea di aprire una nuova questione morale al proprio interno, interrogandosi sul perché questo ceto politico molle e colluso, che in Italia aveva già governato più o meno continuativamente negli ultimi trent’anni, sia passato quasi silenziosamente sotto lo stemma del partito con il ramoscello d’ulivo. Una riflessione seria e senza scrupoli sulla mancanza assoluta di anticorpi di una forza politica che oggi appare molto più vicina al modus operandi di Craxi che non a quello di Berlinguer, nonostante le dichiarazioni di intenti. Difficile, tuttavia, che Renzi abbia il coraggio di aprire una stagione del genere, soprattutto in vista del referendum costituzionale di ottobre.

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