La morte di Gianroberto Casaleggio, pur anticipata da numerosi “leaks” sul cattivo stato di salute del leader (puntualmente smentiti appena un paio di giorni prima della scomparsa), apre scenari non facilmente prevedibili per il futuro della seconda forza politica del Paese. Se a Grillo era dovuta la notorietà del Movimento, era infatti Casaleggio ad aver fornito una specie di “base ideologica”, su cui i grillini avevano costruito la propria ragion d’essere. Il documentario “Gaia”, le cui previsioni si sono rivelate per la quasi totalità fallaci, è stato spesso indicato come il manifesto della visione casaleggiana, tutta costruita su proposte vagamente “New Age” e sulla centralità del mezzo telematico. Il mito della democrazia dal basso che si realizza tramite la rete è poi andato a scontrarsi con le espulsioni, le votazioni su server proprietari, gli squilibri nella comunicazione tra i due grandi capi e la marea, spesso inerme, di attivisti su tutto il territorio nazionale.

E’ questa la principale eredità, in tutti i sensi, del “guru” grillino: un server ed un blog da cui passa l’intero movimento, le sue proposte, le sue decisioni, le sue omissioni. Ed in questo senso non ci sarà nessuna votazione. Davide Casaleggio, figlio maggiore di Gianroberto, è pronto ad assumere il timone della comunicazione dopo averla già gestita dietro le quinte negli ultimi tempi, ma l’autorevolezza, su cui il padre poteva contare, non potrà automaticamente essere ascritta al nuovo “diarca”.

E’ per questo motivo che è ragionevole immaginare una (probabile e legittima) corsa alla successione tra i membri che oggi fanno parte del cosiddetto “Direttorio”, anche in vista delle ormai non lontanissime elezioni politiche del 2018 in cui, per la struttura dell’Italicum, è più che probabile che il Movimento dovrà indicare un candidato premier. Di Battista e Di Maio stanno già scaldando i motori, con il secondo in lieve vantaggio grazie alla maggiore moderazione dei toni, capace di renderlo appetibile anche ad un elettorato non radicalizzato, come quello tradizionale del Movimento.

Resta, ovviamente, da comprendere quanto l’assenza di Casaleggio senior peserà nella capacità di Grillo di tenere in pugno l’intero non-partito. Una risposta, questa, che solo il tempo potrà fornire.

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