o POMIGLIANO MAURIZIO LANDINI facebookMentre il governo veleggia senza troppe incertezze verso la seconda estate “renziana” di questa Terza Repubblica, tutt’attorno vanno facendosi e disfacendosi tentativi di costruire alternative al Partito democratico. Mentre Berlusconi tentenna, ancora intontito dai guai giudiziari e dalle diatribe interne (ultim’ora: anche il cantore del berlusconismo Sandro Bondi ha lasciato il vascello berlusconiano, avvicinandosi pericolosamente ai lidi democratici), sul centrodestra è in corso l’OPA della Lega di Salvini, ormai stabile sopra il 15% (ed ancora più stabile in tutte le tv d’Italia, praticamente a tutte le ore). A sinistra, il campo è stato sminato da Maurizio Landini e dalla sua “coalizione sociale, progetto ancora non ben definito ma vagamente ispirato all’esperienza spagnola di Podemos. In attesa di capire cosa voglia fare da grande il sindacalista di San Polo d’Enza, il Movimento 5 Stelle continua a mantenere lo stesso livello di consensi registrato alle scorse europee: lo conferma il sondaggio pubblicato lunedì da EMG per La7.

Un sondaggio, tuttavia, curioso e per certi versi sorprendente: scorporando il dato degli elettori al di sotto dei 54 anni di età, infatti, l’EMG ha registrato un sostanziale pareggio tra il Movimento ed il PD; mentre la forbice cresce fino a superare il 30% (con uno schiacciante 44% a 12%) nella fascia meno giovane della popolazione (che è, per inciso, quella più nutrita dal punto di vista numerico).

Il Partito Democratico si conferma, in questa prospettiva, la scelta prediletta di chi una sistemazione ce l’ha già, tanto da poter beneficiare del bonus degli 80€: sarà interessante notare quali effetti potrà avere sull’elettorato storico la riforma della scuola, in un settore dove il Pd ha sempre fatto man bassa di consensi. Una collocazione nel mondo che spesso e volentieri manca all’elettore tipo del Movimento 5 Stelle, le cui percentuali aumentano al diminuire dell’età degli elettori. Un voto di protesta che rischia di restare minoritario, se manterrà il carattere “strutturale” ed istituzionalizzato degli ultimi tempi. Ad urlare di continuo si finisce per non essere più ascoltati, ed è quello che rischia di avvenire ai grillini; i quali, tuttavia, sarebbero i principali interessati a far approvare l’Italicum, come giustamente fatto presente dal sempre attento Gilioli.

Stando così le cose, è forte la tentazione di aspettare gli sviluppi della “coalizione sociale” landiniana: in uno scenario così composito (ed apparentemente asfittico) ci sono i margini per poter costruire qualcosa di nuovo, che raccolga il dissenso verso questo governo finora “relegato” nei ranghi grillini o, peggio, nelle urla leghiste.

Fin quando un’alternativa simile non si sarà costruita, Renzi avrà buon gioco a “palleggiarsi” alleati ed avversari in un continuo divide et impera che gli consente di governare con il 35-40% dei consensi. La democrazia si nutre di confronto, e se l’unico confronto che questo esecutivo viene chiamato a sviluppare è quello con Movimento e Lega, è l’intero sistema istituzionale ad uscirne svilito.

Menzione d’onore a Sergio Mattarella, il presidente desaparecido. Questo editoriale doveva essere su di lui, su questi primi due mesi e mezzo di Quirinale; ma commentare il nulla è esercizio noioso, oltre che inutile.

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