Allo Stadio Olimpico di Roma va in scena il big match di giornata, con Lazio e Napoli a contendersi il posto Champions League. Il Napoli, schierato da mister Benitez con un solido 4-4-2 tutto diligenza e ripartenze, si accontenta, inizialmente, di gestire la gara attendendo lo sviluppo della manovra avversaria. Detto fatto: appena la Lazio perde per la prima volta le distanze a centrocampo, Mertens fa partire da centrocampo un tracciante per Higuain che, bruciato e disorientato Radu con una finta di corpo, fa partire una stilettata di collo piede che si insacca sul palo difeso da un Berisha disattento e poco reattivo. Al 18’ è vantaggio Napoli, che sfiora il raddoppio solo due minuti più tardi sempre con il Pipita, al cui diagonale basso Berisha si oppone prodigiosamente. La partita torna ad essere poco vivace, con una Lazio lenta e mal orchestrata dai suoi due play maker, Biglia e Ledesma, ma si riaccende nell’ultimo quarto d’ora del primo tempo: alla traversa di Parolo, colpita al 30’, rispondono De Guzman ed Higuain con un capovolgimento fulmineo ma infruttuoso; al 37’ Cavanda approfitta di uno svarione di Callejon e si presenta con un tiro debole dalle parti di Rafael; il nuovo arrivato in casa Napoli, Strinic, al 41’ spara a salve un tiro da fuori area dopo una buona percussione sulla sinistra; e al 46’ Candreva colpisce un palo clamoroso a porta vuota, seppur a gioco fermo per fuorigioco. Il fischio finale di Rizzoli salva un Napoli destinato a capitolare come un pugile suonato all’ultima ripresa. Nel secondo tempo, però, è la Lazio a crollare fisicamente: nonostante Higuain sfiori due volte il raddoppio, i laziali non reagiscono e si affidano ai soli lanci lunghi verso Klose, disinnescato dagli ottimi Koulibaly e Albiol. Il forcing finale della Lazio costringe il Napoli a difendersi in apnea, ma i biancocelesti pagano le tante assenze e la disorganizzazione del reparto offensivo non riuscendo così a raggiungere il pareggio. Seppur ingessata e poco spettacolare, la partita ha offerto comunque spunti di riflessione. Benitez ha schierato per la terza volta la sua squadra col 4-4-2: è ormai chiaro che il tecnico spagnolo preferisce, in partite di un certo peso specifico come questa, sacrificare la vivacità dei suoi esterni d’attacco per coprirsi di più a centrocampo, dare più equilibrio tattico ai giocatori in campo, e portare a casa il risultato anche non col bel gioco. Callejon, il peggiore del Napoli, è ormai l’ombra di quel giocatore sfavillante ammirato fino alla convocazione in Nazionale: soffrendo così tanto lontano dalla Madrid calcistica potremmo vederlo rimpiazzato Gabbiadini già a stagione in corso. Infine, Inler è ormai un oggetto misterioso: rimasto in panchina anche oggi, si candida ad essere titolare contro l’Udinese in Coppa Italia questo giovedì. La sua cessione già a nella sessione invernale di mercato non è più soltanto un’ipotesi, e ciò obbligherebbe il presidente De Laurentiis ad investire per l’arrivo di un nuovo centrocampista, dato la sicura partenza di Radosevic. Insomma, in attesa di Febbraio, notoriamente “mese di Coppa”, il Napoli sta incamerando legna in campionato per guardare con maggiore serenità al suo futuro, immediato e prossimo. Futuro che non può prescindere dal terzo posto e dalla qualificazione in Champions League.

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