Anche questa edizione di Sanremo è finita, portandosi dietro il suo record di ascolti, rimasti alti anche in occasione della finale, coincidente con la partita più attesa del campionato di Serie A, Juve-Napoli. Sono stati tantissimi i fattori che hanno portato al successo di questa edizione, come ad esempio la partecipazione di ospiti di tutto rispetto, dalle star internazionali come Elton John e Nicole Kidman ai baluardi della musica nostrana quali Laura Pausini, Eros Ramazzotti e Renato Zero, senza dimenticare il maestro Ezio Bosso, che ha sorpreso e commosso tutti noi con la sua musica e le sue parole, e gli artisti minori che sono saliti sul palco dell’Ariston. Un altro fattore determinante sarà stato sicuramente anche l’apporto esterno dei The Jackal, che hanno ravvivato le 5 serate con i loro commenti e le sfide agli artisti in gara. Però anche questo Sanremo ha avuto le sue pecche e non è stato di certo esente dalle polemiche. Polemiche che fanno riflettere, che mettono in luce chi noi italiani siamo e dove siamo diretti e non mi riferisco soltanto al “progetto arcobaleno” che ha visto partecipare quasi tutti i concorrenti del Festival.

Partiamo proprio da questo progetto. Secondo alcuni questo è stato un tentativo di fare propaganda politica tramite Sanremo, ma questa è una polemica priva di senso. Erano gli artisti a decidere se aderire o meno a questo progetto e lo scopo non era propagandistico né provocatorio. In alcun modo può essere paragonato all’uso improprio che si è fatto del grattacielo Pirelli, diversamente da quanto avrebbe dichiarato parte del web secondo “Il Giornale”. La stessa polemica mossa da Matteo Salvini secondo cui la tv pubblica fosse di parte per la scelta degli ospiti è irrisoria. Elton John è un cantante di fama internazionale e Nicole Kidman una delle più grandi attrici di Hollywood e nessuno dei due ha fatto menzione all’omosessualità del primo o alla pratica dell’utero in affitto di cui entrambi hanno usufruito. Tutte queste accuse mostrano il nervosismo della parte “tradizionalista”, ormai consapevole che gran parte dell’Italia si sta evolvendo. Basti pensare alle offese che Gasparri ha rivolto non solo al senatore Lo Giudice, ma anche ai Pooh, rei di aver aderito al “progetto arcobaleno”. O addirittura a come Mario Adinolfi, altro famoso promotore del Family Day, abbia esultato alla vittoria degli Stadio perché non hanno aderito al progetto, pur supportando le unioni civili.

A proposito dei vincitori, mi ha fatto sorridere chi ha criticato la vittoria degli Stadio affermando che si doveva dar spazio ai giovani. Vorrei ricordare che questo era il Festival di Sanremo, non un talent show.

Andando avanti, un’altra polemica di questi giorni è stata quella sul cachè dei presentatori e degli ospiti. Nonostante gli introiti che il Festival ha portato non solo alla Rai ma anche alla città, a molti non va bene che Carlo Conti guadagni 550 mila euro per 5 giorni di trasmissione mentre in Italia c’è chi muore di fame. Stesso discorso vale per i due ospiti internazionali già menzionati sopra, che hanno intascato 300 mila euro ciascuno. Certo, è molto, ma non dimentichiamo che questi non sono lavoratori comuni. Stiamo parlando di quell’uno su un milione che è riuscito a far fortuna nello show business. E questo ci porta all’unica polemica con cui mi trovo d’accordo, la scelta di Gabriel Garko come co-presentatore. Per quanto il suo cachè non sia minimamente paragonabile a quello di Carlo Conti, la sua presenza al Festival ha provocato l’indignazione di qualcuno. Gabriel Garko si trovava a condurre il Festival esclusivamente per la sua bellezza, come ha ammesso lui stesso, e questa cosa mi infastidisce, certo, ma non posso fare a meno di chiedermi perché nessuno abbia mai criticato la scelta della valletta. Tutta la questione ha un chè di profondamente maschilista. Soprattutto considerando che, mentre altre vallette come Belén Rodriguez e Elisabetta Canalis ebbero comunque un ruolo nello spettacolo, l’unico pretesto di Madalina Ghenea è stato quello di apparire.

Ultima polemica che mi ha lasciato perplesso è stata quella mossa da un’intera community di internet al sito di satira Spinoza.it per una battuta ai danni del maestro Ezio Bosso. La battuta (“è davvero commovente vedere come anche una persona con una grave disabilità possa avere una pettinatura da coglione”) non riguardava nemmeno l’handicap del maestro, eppure ha scatenato l’indignazione dei più, a cui la redazione di Spinoza ha risposto esattamente come avrei fatto io: “Quando commentate cose come “fate schifo”, “irrispettosi” “non dovevate fare quella battuta su Bosso” magari spiegateci perché lo trattate come un disabile e criticate chi lo tratta come una persona.” In altre parole, qui non si sta scherzando s
ulla tragedia di un uomo, ma sull’ipocrisia di un popolo che ancora non riesce a trattare i disabili come persone comuni.

Insomma, questo festival mi ha fatto capire che in Italia c’è ancora molto da fare. Molte persone ancora non riflettono prima di parlare e si lasciano ancora condizionare dai pregiudizi ma, tutto sommato, siamo sulla buona strada.

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