Nell’ambito dell’indagine denominata “Croce Nera”, ventiquattro persone sono state arrestate dagli agenti della DIA di Napoli con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, turbativa d’asta, corruzione e abuso d’ufficio aggravato dal metodo mafioso. Secondo gli inquirenti, grazie all’appoggio incondizionato di politici, imprenditori, manager e dipendenti pubblici conniventi, Michele Zagaria riusciva a controllare e a gestire, in regime di assoluto monopolio, lavori e concessioni di appalti o servizi, anche in via diretta, riguardanti il presidio “S. Anna e S. Sebastiano” di Caserta: dalle opere di tinteggiatura e manutenzione degli immobili, fino alla manutenzione degli elevatori ed installazione dei distributori automatici di snack e bevande, tutto era sotto il controllo del boss conosciuto negli ambienti mafiosi come “la primula rossa”. In cambio di questi “favori”, poi, le ditte e gli imprenditori affiliati versavano ai clan tangenti di svariati milioni di euro. Tra i destinatari dell’ordinanza cautelare del G.I.P. presso il Tribunale di Napoli – Dott.ssa Taglialatela spiccano i profili di Giuseppe Gasparin (ex Sindaco di Caserta ed ex Direttore Amministrativo a. s. l. Caserta), Bartolomeo Festa (nominato da Zagaria stesso Direttore dell’Unità operativa complessa di ingegneria ospedaliera presso l’ospedale di Caserta, quest’ultimo definito dai magistrati come “il centro nevralgico delle attività criminali, dove si truccavano bandi di gara, falsificavano atti amministrativi e pilotavano appalti”), Francesco Alfonso Bottino (Direttore Generale del “S. Anna e S. Sebastiano”), Antonio Magliulo (Consigliere Provinciale di Forza Italia), e Angelo Polverino (ex Consigliere Regionale PdL). Tuttavia, il fenomeno circoscritto dalle indagini è più complesso, fin tanto che quella delineata dai magistrati della Dia di Napoli può essere definita come una cupola politico-imprenditorialcamorrista di cui il referente politico dal 2008 al 2013 (data del suo arresto) è stato Nicola Cosentino. Questi, promettendo protezione politica agli affari dei casalesi, si sarebbe assicurato il loro sostegno elettorale in occasione del Congresso regionale del PdL nel 2012 quando, battendo i suoi competitors Landolfi e Coronella , divenne leader e referente indiscusso del centrodestra in Campania. La cupola avrebbe così assicurato al clan profitti per oltre cinque milioni di euro, tutti a spese della collettività e della parte sana dell’imprenditoria casertana. Nei confronti delle persone coinvolte nell’indagine,  i magistrati antimafia hanno inoltre provveduto a sequestrare quattro ditte, diciotto immobili, undici terreni, tre vetture, nonché diverse quote societarie per oltre dodici milioni di euro. La palla ora, passa agli avvocati: dopo gli interrogatori di garanzia, potranno infatti  impugnare l’ordinanza dispositiva delle misure cautelari innanzi al Tribunale del Riesame.

 

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