d540f75e1ed8738da6e5cce60c33d794 8750923827 38a4e8664e oCome spesso avviene nella nostra rubrica settimanale, proviamo anche stavolta ad anticipare alcuni temi della politica italiana ed europea; ci siamo riusciti un mese e mezzo fa, quando (tra i primi) vi abbiamo parlato di Jeremy Corbyn, che sabato scorso è stato eletto segretario del Partito Laburista inglese come avevamo ipotizzato già da tempo. Ci riproviamo ora, in una fase di relativo disinteresse verso il Paese che, più di tutti, era stato al centro del palcoscenico geopolitico durante i mesi di giugno e luglio; la crisi dei migranti ed il ritorno della polemica tutta interna alla politica italiana ha, infatti, messo in secondo piano l’evolversi della situazione in Grecia, dove domenica 20 si terranno nuove elezioni, a soli otto mesi di distanza dalle ultime che videro Alexis Tsipras trionfare nel tripudio di un’intera sinistra europea di nuovo prepotentemente a galla.

Quanto sono durati, politicamente parlando, questi otto mesi? Tantissimo, a giudicare dagli sconvolgimenti verificatisi nel breve volgere di questo primo governo Syriza; dopo la vittoria dell’Oxi (il “no”) al referendum di luglio, Tsipras ha dovuto cedere ad un nuovo memorandum e fare grandissime concessioni su quanto lo stesso elettorato greco aveva votato con parere negativo. A fronte della scissione “subita” dalla sinistra del partito, con Panagiotis Lafazanis (ex ministro dell’Energia di quel governo) a coordinare la formazione della nuova formazione di “Unità popolare”, e del complessivo travisamento del mandato elettorale ricevuto proprio col referendum, Tsipras ha ritenuto di doversi affidare nuovamente ad elezioni (cosa stramba per noi Italiani: un cambio di governo che passa da una nuova consultazione elettorale e non da manovre di Palazzo poco chiare). In gergo pokeristico è quello che si definirebbe un “all-in”: l’ex premier scommette sulla tenuta della sua maggioranza (nonostante le defezioni) e prova a ripartire investendosi di un mandato elettorale ancora più forte del precedente.

Il rischio che sta correndo, però, è molto alto. Il consenso alle politiche di Syriza non è più altissimo e trasversale come poteva dirsi solo due mesi fa, e gli ultimi sondaggi parlano di un sostanziale pareggio con la forza conservatrice moderata di Nea Demokratia. La legge elettorale greca prevede (come l’Italicum, uniche due nel panorama occidentale) un cospicuo premio di maggioranza, ma solo allo scatto di una soglia che oggi appare irraggiungibile per entrambi i due principali partiti. Difficile ipotizzare scenari, con i comunisti del KKE pronti a continuare l’opera di opposizione a qualsiasi governo (e non disposti ad alleanze o coalizioni), i conservatori di Kommenos che, dopo l’esperienza al governo con Tsipras, rischiano addirittura di uscire dal Parlamento; e con Alba Dorata fuori dai giochi (anche se quasi sicuramente ancora in Parlamento); potrebbero allora diventare determinanti i seggi dei socialdemocratici del Pasok ed i centristi di To Potami, che probabilmente convergerebbero su un governo di larghe intese sulla scia delle esperienze italiana, irlandese e tedesca.

Il peso specifico di quest’elezione è enorme per due motivi: il primo è da cercarsi nell’importanza simbolica acquistata dalla Grecia nella battaglia politica europea: una sconfitta di Tsipras potrebbe avere valenza ben al di là dei confini greci e frenare la formazione di una reale opposizione alla Troika. Il secondo ordine di ragioni per cui l’appuntamento di domenica sarà centrale è legato al particolare momento storico in cui l’Europa si trova in questi giorni: le elezioni greche capitano proprio nel mezzo di una crisi umanitaria – quella dei migranti – senza precedenti nella storia (e proprio la Grecia è uno dei principali epicentri del fenomeno) ed il risultato potrebbe influenzare l’intero approccio alla questione, tenendo presente anche che alla consultazione ellenica seguiranno quella per il governo provinciale di Catalogna (a fine settembre), per il Parlamento portoghese (agli inizi di ottobre) e spagnolo (fine dicembre), svolgendo un ruolo di traino verso forze che capovolgano il fronte del reciproco isolazionismo che oggi sembra imporsi nei rapporti tra gli Stati europei.

Come finirà? Mai come stavolta, difficile dirlo. In questo clima settembrino di aste fantacalcistiche, però, non ci sembra di poter considerare Tsipras alla stregua di una semplice “vecchia” gloria e siamo convinti che possa avere un ruolo da protagonista nel futuro greco ed europeo a breve termine: vedremo se domenica “il campo” (quello elettorale) darà ragione a noi – e a lui, di conseguenza.

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