Valeria Solesin era una ragazza veneziana di ventotto anni, studiava a Parigi e la sera del 13 novembre avrebbe voluto assistere ad un concerto. Chi è stato ad un concerto la conosce la sensazione di libertà e di gioia che si prova: per un’ora o due puoi staccare la spina dalla vita, ci sei solo tu e la musica, anche la gente attorno per un attimo scompare.

Dicono che ad uccidere Valeria siano stati sei colpi di kalashnikov. 

Quale diritto ha un uomo di uccidere un altro uomo? Chi ci sarà dopo la morte? Dio, Allah, Geova, Buddha, chi? E se fosse tutto qui? Se non ci fosse altro e la religione esistesse soltanto per dare un senso a ciò che siamo?

Le parole mancano Valeria, perché in questo mondo infame avevi il diritto di continuare a respirare, di continuare ad essere libera, e invece sei arrivata soltanto a metà. Avresti studiato, lavorato, dato il tuo aiuto per Emergency. Avresti dovuto amare e far parte di quella schiera di persone che consentono alla terra di continuare a girare.

Qualcuno ha deciso per te. Chissà cosa c’è lì adesso, se c’è veramente un Dio oppure non c’è assolutamente nulla. Le parole mancano, e tutto ciò che rimane è “un freddo e uno stonato hallelujah”:

love is not a victory march
it’s a cold and it’s a broken Hallelujah            

l’amore non è una marcia trionfale

è qualcosa di freddo ed è come un hallelujah che si spezza                              

Maybe there’s a God above
And all I ever learned from love
Was how to shoot at someone who outdrew you
It’s not a cry you can hear at night
It’s not somebody who’s seen the light
it’s a cold and it’s a broken Hallelujah

Forse c’è un Dio sopra di noi
e tutto quello che ho imparato dall’amore
è come far fuori qualcuno che ti ha superato
Non è un pianto quello che ascolti la notte
non è qualcuno che ha visto la luce
è qualcosa di freddo ed è come un Alleluia che si spezza”

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