Liberi di sbocciare, liberi di appassire- Saiyuki Gaiden di Kazuya Minekura

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Fra gli appassionati di manga, il nome di K. Minekura evoca istantaneamente  il seinen “Saiyuki” . Nonostante la mangaka sia autrice di altre opere tutt’ora in corso è, infatti, la sua personalissima rivisitazione di “Viaggio in occidente” quella più importante e popolare.

Iniziato nel lontano 1997, “Saiyuki” non ha ancora trovato la parola fine, soprattutto a causa delle numerosissime pause a cui la Minekura è stata costretta dai suoi gravi problemi di salute. In più l’autrice nipponica si è dedicata a prequel e spin-off, anch’essi in corso, che hanno allargato ed approfondito l’universo di Saiyuki, ma anche allontanato il finale della storia. Una di queste “deviazioni”, però, si è conclusa; d’altronde non avrebbe potuto essere diversamente, vista la sua importanza capitale ai fini della storia principale. Stiamo parlando di “Saiyuki Gaiden”, che racconta la vita precedente dei quattro protagonisti di Saiyuki. Le vicende sono ambientate cinquecento anni prima dell’inizio del viaggio del gruppo di Sanzo (Sanzo Ikkou) e si svolgono nel mondo celeste. Si scopre, infatti, che i protagonisti di Saiyuki, Sanzo, Hakkai e Gojyo, sono in realtà le reincarnazioni di tre divinità: Konzen Doiji, Tempo Gensui e Kenren Taisho. Il primo era un burocrate di sangue nobile, perennemente annoiato e cieco a tutto quanto lo circondava, mentre gli altri due importanti membri dell’esercito celeste.

La pacifica vita del Tenkai, che vive un’eterna primavera di ciliegi in fiore, e delle tre divinità, viene sconvolta dall’arrivo di un ragazzino, raccolto nel mondo terrestre. Si tratta del Seiten Taisei, un essere eretico (come rivela l’oro dei suoi occhi), partorito dalla terra stessa e vissuto fino a quel momento in totale libertà. La sua stessa esistenza rappresenta per il mondo celeste una minaccia e per questo viene portato in catene a cospetto della dea della misericordia, Kanzeon Bosatsu, zia di Konzen, che decide di affidare il bambino proprio all’abulico nipote. Nonostante non sia affatto contento di occuparsi del ragazzino (a cui darà il nome di Son Goku), Konzen finirà per affezionarsi a lui come ad un figlio.

Il piccolo farà, poi, la rocambolesca conoscenza anche delle altre due divinità, formando il futuro quartetto di Saiyuki. Nel mondo celeste, Goku incontrerà anche un suo coetaneo, Nataku, il principe Dio della guerra. L’amicizia che sboccerà fra i due metterà, però, in pericolo Goku, che si troverà suo malgrado sulla strada della scalata al potere del padre di Nataku, e con lui anche Konzen, Tempo e Kenren, che si giocheranno il tutto per tutto per salvare la vita del Seiten Taisei.

 “Saiyuki Giaden” è un piccolo gioiello di 4 volumi, edito in Italia dalla Dynit. La storia è disegnata splendidamente oltre ad essere estremamente forte da un punto di vista emotivo: fin dall’inizio, fra le pagine della Minekura, soffia l’alito della tragedia e, soprattutto nel volume conclusivo, è praticamente impossibile trattenere le lacrime. La storia della ribellione delle tre divinità all’intero mondo celeste, per salvare la vita del piccolo eretico, è struggente, ma anche piena di poesia. La perenne primavera del Tenkai, in sempiterna fioritura, è l’emblema di un’esistenza immobile, cristallizzata. Goku porta con sé la vita vera: strabordante, gioiosa, sofferente… Con lui l’annoiato Konzen imparerà a “vedere” e “sentire” davvero: la vita non sarà più l’anonimo avvicendarsi di giorni tutti uguali, ma una continua scoperta del mondo e di sé.

“Ti offro un bicchierino di sake dorato.

È colmo fino all’orlo, non rifiutarlo.

Se i fiori sbocciano

l’abbondanza di pioggia è all’ordine del giorno.

Nella vita gli addii sono all’ordine del giorno”

Si legge all’inizio del quarto volume. Con la vita nel Tenkai arriva anche la morte, ma è giusto così:

la realtà è fatta di primavere di fiori ed autunni di foglie secche. I ciliegi terrestri non sono come quelli del mondo celeste: fioriscono per poi sfiorire e questo li fa splendere di una beltà ancora più abbagliante. L’opera della Minekura è un grande inno alla struggente bellezza della caducità umana, che spinge a godere a pieno e in assoluta libertà della vita. Una libertà irrinunciabile per i personaggi della Minekura.

Così, quando l’esercito celeste interroga sulle loro intenzioni Kenren e Tempo, che insieme a Konzen si sono barricati in un edificio per salvare il piccolo Goku, i due sanno esattamente cosa rispondere:

“Liberi di sbocciare, liberi di appassire”. 

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