Era la sera del 15 ottobre 2012 quando il trentenne Lino Romano fu ammazzato dalla camorra per “errore”. Si trovava a casa della sua fidanzata, a Marianella, e dopo cena avrebbe dovuto giocare una partita di pallone assieme agli amici.

Nello stesso palazzo si trovava Domenico Gargiulo detto “sicc ‘e penniell”, il vero obiettivo dei killer, successivamente arrestato mentre confezionava dosi di hashish. Alla sua cattura Gargiulo reagì lanciando baci ai parenti e alle telecamere, sfoggiando abiti griffati e rolex al polso.

A dare una svolta alle indagini furono i pentiti Giovanni Marino, l’autista, e Anna Altamura assieme ai suoi figli Carmine e Gaetano Annunziata, tutti attualmente in carcere. Compito della donna, quella tragica sera, era inviare un sms ai killer per avvertirli dell’uscita dal palazzo di Domenico Gargiulo, ma ci fu uno scambio di persona che portò Salvatore Baldassarre ad uccidere Lino con quattordici colpi di pistola:“Io poi quando sparo non riesco a fermarmi più”.

Baldassarre è stato condannato all’ergastolo e al suo arresto il malavitoso non risparmiò baci per la gente che era lì fuori ad aspettarlo.

La Corte d’appello del tribunale di Napoli, a distanza di tre anni, ha confermato l’ergastolo per il presunto mandante dell’omicidio Giuseppe Montanera e per l’organizzatore logistico Giovanni Vitale.

I genitori e la sorella di Lino, in seguito alla sentenza, hanno dichiarato: “È stata fatta giustizia”.

Cosa rimane ai boss, ai killer e agli organizzatori di questo omicidio? Una vita da passare per sempre dentro una stanza, fino a che la loro anima non sarà putrefatta; ma un uomo che non riesce a fermarsi quando spara, un assassino che durante il proprio arresto sorride e saluta tutti come una star del cinema, forse un’anima non ce l’ha.

“Lino vive, la camorra è morta” affermava con convinzione Rosanna, la fidanzata di Lino, e questa non è retorica, non è un’illusione, ma è la verità. Napoli non li dimentica i morti innocenti e non cancellerà dalla sua memoria Pasquale Romano. Resterà impresso negli occhi dei suoi genitori che con il loro silenzio e la loro commozione ci hanno insegnato che la forza e la bontà fanno ancora parte di questo mondo, anche se tra noi c’è gente che ammazza.

La giustizia non riporterà indietro Lino, ma farà marcire chi per propria scelta, e non per errore, ha intrapreso la strada del male, di sentirsi bene solo con una pistola carica tra le mani, e di vivere con la convinzione di essere qualcuno per poi ritrovarsi senza un briciolo di potere in gattabuia. Chissà adesso che sono soli a chi sorrideranno e a chi manderanno i loro baci.

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