L’Istituto di statistica conferma che l’Italia ha accelerato nel secondo trimestre del 2017 e il Pil, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dell’1,5% nei confronti del secondo trimestre del 2016. Ribadite così le stime diffuse il 16 agosto: come quindi già annunciato, l’Italia cresce ininterrottamente da dieci trimestri consecutivi, cioè dai primi tre mesi del 2015. Una notizia che fa il paio con le rilevazioni di Markit sull’andamento del manifatturiero: l’indice Pmi – molto seguito dai mercati finanziari – è ai massimi da sei anni e mezzo.

Che il clima stesse migliorando era stato già rimarcato dalle rilevazioni di Fmi e Banca d’Italia e altri istituti che avevano già evidenziato un rafforzamento della ripresa italiana. La crescita tendenziale, quella cioè anno su anno, si conferma così la più forte dal 2011, mentre la variazione acquisita – cioè il tasso annuale che si registrerebbe alla fine dell’anno in caso di crescita nulla nei prossimi due trimestri – avanza all’1,2%, già oltre l’1,1% fissato come dato complessivo per il 2017 nel Documento di Economia e Finanza. Già il 16 agosto si ipotizzava dall’Istat che, in caso di un tasso di crescita nel terzo e nel quarto trimestre analogo a quello dei primi due periodi dell’anno, la crescita nell’intero 2017 raggiungerebbe l’1,5%. Il primo ministro Paolo Gentiloni ha rimarcato che “anche oggi arrivano buoni segnali dal punto di vista economico”. Al termine di una visita ad una sede della Caritas di Roma, il presidente del Consiglio ha aggiunto di auspicare che i buoni risultati economici consentano di liberare “maggiori risorse nei prossimi mesi per i poveri e gli esclusi”.

La comunicazione odierna aggiunge qualche spunto sulla qualità della crescita e arrivano indicazioni positive dalla domanda interna. “Rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna registrano aumenti, con una crescita dello 0,2% dei consumi finali nazionali e dello 0,7% gli investimenti fissi lordi”, dice l’Istat. Le importazioni e le esportazioni sono cresciute, rispettivamente, dello 0,7% e dello 0,6%.

Un ruolo importante è attribuito, tra i consumi finali (+0,2%), alla crescita della spesa delle famiglie: su base congiunturale, cioè rispetto al primo trimestre, è salita dello 0,3% mentre su base annua, e cioè rispetto al secondo trimestre 2016, è cresciuta dell’1,2%. Positiva anche la dinamica degli investimenti, saliti dello 0,7% sulla prima parte dell’anno. Come noto, giocano a favore delle imprese gli sgravi del piano Industria 4.0 (tra i principali, si possono ricordare i superammortamenti per i nuovi macchinari) e non a caso “l’aumento degli investimenti è stato determinato da una crescita della spesa per macchine, attrezzature e altri prodotti (+0,6%) e dei mezzi di trasporto (+8,2%) mentre gli investimenti in costruzioni sono diminuiti dello 0,4%”, annota l’Istat.

A livello settoriale, bene il valore aggiunto dell’industria (+0,6%) e dei servizi (+0,4%), mentre il valore aggiunto dell’agricoltura è diminuito del 2,2%. La Coldiretti attribuisce subito questo dato al “clima impazzito che ha avuto effetti devastanti nelle campagne con il susseguirsi di violenti nubifragi che a macchia di leopardo hanno colpito un territorio devastato dal caldo e dalla siccità con danni stimati superiori ai 2 miliardi di euro nel 2017”. I prezzi rispetto allo scorso anno sono in calo fino al 45%, dalle pesche ai cocomeri, dai meloni ai cavolfiori secondo elaborazioni Coldiretti sugli ultimi dati Ismea.

Nel complesso, infine, non sfugge che il dato italiano, pur in miglioramento, è ancora in ritardo rispetto al resto dell’Eurozona, dove il Pil è aumentato dello 0,6% rispetto al trimestre precedente e del 2,2% nel confronto con lo stesso trimestre del 2016.

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