Lo scontro (sotterraneo) tra Renzi e Gentiloni per Palazzo Chigi

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Ci siamo: mancano ufficialmente meno di sei mesi alle prossime elezioni politiche. Il rush finale è cominciato con la querelle Pd-governo sul rinnovo della carica del governatore di Bankitalia ed è proseguito con le polemiche sulla legge elettorale. Il Rosatellum (legittimo erede di quell’Italicum dichiarato incostituzionale dalla Consulta nemmeno un anno fa) riesce nell’impresa di mettere in disaccordo praticamente tutti: ma per molti, come prevedibile, si tratta di pure campagna elettorale a favore di telecamere.

Più sottile è la questione nata tra Gentiloni e Renzi su Visco ed il suo ruolo di Governatore della Banca d’Italia. Il segretario del Pd ha insistito nel sostenere che la mossa intrapresa – una mozione parlamentare volta a “segnalare la sfiducia” verso il governatore uscente – non era volta a mettere in difficoltà il governo. Difficile credervi: come dimostrato da Repubblica, infatti, nessuno del governo era stato avvisato dell’imminente azione; rilevante anche il fatto che con la polemica sulle banche (“siamo dalla parte dei risparmiatori”) Renzi ha potuto, anche se per poco, riprendere i panni del Rottamatore che l’avevano reso celebre nemmeno cinque anni fa. In questo modo, l’ex premier è riuscito in un doppio intento: ha ripreso la scena mediatica – per troppo tempo in mano allo stesso Gentiloni ed ai suoi ministri più in vista, primo tra tutti Minniti – ed ha indebolito il governo, segnalandone la caducità e mettendo in allarme tutti rispetto all’ipotesi di una chiusura anticipata di legislatura.

Probabile, infatti, che Renzi senta il fiato sul collo di un dualismo che comincia a logorarlo: non è un caso che, sempre su Repubblica, abbia ribadito che “per statuto” è da ritenersi lui il candidato premier del Pd e della sua coalizione (con ciò, segnando una netta discontinuità con lo stesso Renzi del 2012, fortemente critico verso un Bersani che voleva chiudere la partita sulla leadership facendo conto proprio sul favore di statuto). La lotta sotterranea Renzi – Gentiloni, tuttavia, rischia di non fare i conti con due possibili terzi incomodi. Da un lato, lo stesso già citato Minniti, sempre più popolare nelle classifiche di gradimento sui giornali; dall’altro, il centrodestra del redivivo Berlusconi (con Salvini di resta), in attesa di una sentenza da Strasburgo che potrebbe rimetterlo definitivamente in gioco. Una partita doppia in cui il fioretto mediatico (anche quello parlamentare, come nel caso Visco) sarà l’arma preferita dai contendenti, ma non per questo meno letale.

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