La stella nera ci saluta e torna nello spazio, lasciando un vuoto incolmabile nelle persone che lo hanno conosciuto, ma anche un’eredità straordinaria di musica e arte. E, forse, potrebbe essere proprio lo spazio siderale, con il fascino esercitato dai suoi misteri, il luogo più indicato per collocare il genio visionario e senza confini di David Bowie. David Robert Jones (nome all’anagrafe dell’artista), è stato in grado, nel corso di una carriera cinquantennale, di mostrare le controversie e i disagi sociali imperanti senza limitarsi ad usare un unico genere musicale come veicolo dei suoi messaggi ma reinventando continuamente il proprio stile. Bowie ha interpretato diversi personaggi nella sua carriera, da Ziggy Stardust al celebre Duca Bianco, passando per Aladinn Sane (Aladino sano di mente) che diventa, in un gioco di parole formidabile, A lad insane (un ragazzo pazzo). Un continuo trasformismo che ha portato la sua musica non solo a lasciarsi influenzare contemporaneamente da generi diversi tra loro come il rock, il pop, il funk, il soul e il punk, ma anche da arti solo apparentemente lontane dalla musica, come il cinema, il fumetto e il teatro. Le sue interpretazioni erano caratterizzate da una capacità unica di comunicare con il proprio corpo, arte appresa dai grandi mimi del tempo, oltre che con parole. Tutto ciò rendeva i suoi personaggi vivi, estremamente credibili, densi di un estetica futurista che precorreva di anni luce i tempi. Tuttavia, David Bowie non ha mai usato i suoi personaggi solo per esternare i propri disagi e le proprie angosce; anzi, i suoi brani cercano di costruire un ponte tra sé e l’ascoltatore, in modo tale che il fan si renda conto di come l’alienazione, la solitudine, l’alcolismo e la droga siano dei demoni capaci di divorare non solo l’uomo comune ma anche gli esponenti dello stardom. Ad esempio in uno dei suoi brani più celebri, Space Oddity, Bowie (fortemente influenzato delle letture fantascientifiche di Ray Bradbury e da 2001: Odissea nello spazio) crea un parallelo fra la condizione della rockstar ormai lanciata nell’Olimpo della musica e quella degli uomini che vivono una vita di certezze che si riveleranno false, rimanendo di fatto soli contro il resto della società. “Solo” è il Major Tom del brano che, inizialmente entusiasta per l’incredibile viaggio nello spazio che lo attende, si rende conto del controllo esercitato su di lui dai poteri che hanno reso possibile il viaggio, preferendo così andare alla deriva piuttosto che fare ritorno in un mondo che non vede più come proprio. Poco tempo dopo la prima fase fantascientifica, Bowie sprofonda nel mondo della droga, e in quel periodo compone la leggendaria Trilogia Berlinese. Tre album che, insieme al successivo Station to Station che riprende stile e tematiche del precedente, rappresentano il tentativo dell’artista di purificarsi, di avere la meglio sugli eccessi che lo stavano inesorabilmente consumando. E Bowie riesce nel suo intento, affrontando con successo tematiche delicate come le nevrosi, la violenza, l’apatia e il nichilismo, attraverso l’ennesima fusione di generi diversi. Fusione che culmina nella collaborazione con Briano Eno nel celebre brano Warszawa, lunga e lugubre strumentale dedicata alla città luogo del massacro del ghetto ebraico. Nonostante negli anni successivi le fortune di David Bowie divenissero sempre più alterne, la sua capacità di reinventarsi ha fatto in modo che non venisse rottamato come altri giganti del rock, posti in ombra dalle incessanti richieste di uno show business sempre più freddo e impersonale. Dopo lunghi anni di silenzio e di ritiro dalle scene, Bowie era tornato, prima con The Next Day e poi con Blackstar, dimostrando che a 69 anni era pronto a vivere un’altra delle sue identità e che il mito non era di certo finito. Tuttavia, il cancro che lo affliggeva da diverso tempo ce lo ha portato improvvisamente via poco dopo l’uscita di Blackstar. Mi piace pensare che la morte non lo abbia sconfitto, che ora viva sotto forma di atomi liberi di vagare nell’universo, senza quei confini e quei limiti che lo torturavano in vita. Comunque, la sua musica continuerà a vivere e ad ispirare tantissimi artisti in futuro, e non c’è modo migliore per diventare immortali.

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