Per la quarta volta negli ultimi sei anni Napoli ed Inter si ritrovano a sfidarsi nei quarti di Coppa Italia, ma dopo le due affermazioni di fila dei partenopei registrate nel 2013 e nel 2015 a spuntarla sono i nerazzurri.

La partita. Dopo una prima frazione monotona e giocata sottotono (unico tentativo degno di nota il tiro di Callejon al 26’ ben disinnescato da un felino Handanovic), il match si infiamma nella ripresa.  Il Napoli gioca meglio, ma un controllo difettoso di Hamsik consente a Jovetic di segnare il gol del vantaggio involandosi indisturbato verso la porta di Reina per incenerirlo poi con una saetta da fuori area (74’). Il colpo di testa di poco alto di Higuain al minuto 82 suona la carica per gli azzurri ma il successivo tiro dalla distanza di Mertens sbatte sul piedone di Handanovic risolvendosi in un nulla di fatto (85’). Nonostante l’espulsione proprio del belga, gli uomini di Sarri ci credono, si sbilanciano, e vengono puniti per la seconda volta  dalla fuga in contropiede di Ljajic al 90’+2’. L’ultimo tentativo è del Pipita, il cui destro a giro viene deviato in corner dallo strepitoso portiere sloveno al 90’+4’.

Il re di Coppe. 10 vittorie in Coppa Italia – 6 da giocatore, 4 da allenatore dal 2000 al 2006 – 1 Community Shield ed 1 Coppa d’Inghilterra vinte col Manchester City, 1 Coppa di Turchia vinta col Galatasaray. A tanto ammonta lo score di Mancini in tema di coppe nazionali. Il motivo di tanto successo è semplice, e si capisce guardando come è maturato l’ottimo risultato conseguito ieri sera al San Paolo. In fondo, il tecnico di Jesi non ha preteso nulla dalla sua squadra se non condurre il match secondo il canovaccio tattico a lei più congeniale: solita possente fase di contenimento abbinata a veloci ripartenze degli esterni, nella speranza che l’estro e la rapidità del trio dei Balcani Jovetic-Perisic-Ljajic avesse prima o poi tirato fuori la giocata vincente. Così è successo, e qui risiede la sua prima grande intuizione, consistente nell’aver previsto il possibile approccio molle di un Napoli dimostratosi effettivamente indolente e poco incisivo (ad eccezione del moto perpetuo Callejon e dei tentativi di un Mertens inspirato ma a tratti vanesio). Mancini ha anche però giocato d’azzardo, scegliendo deliberatamente di lasciare ampi spazi in mediana per portare il suo tridente – a cui si aggiungeva spesso anche Biabiany – a trovarsi ripetutamente in situazioni di uno contro uno contro i difensori azzurri, che hanno finito per sfaldare la compattezza della linea difensiva anche perché non ben schermati da una scadente fase di non possesso da parte di D. Lopez e Jorginho.

Per chi suona la campana. Tra il rimpianto e l’amarezza per veder troppo presto sfumare il sogno della sesta Coppa Italia, proviamo comunque a ragionare. Al momento, con un primo posto da difendere e un’Europa League alle porte (perché col Villareal sarà sfida vera), la Coppa Italia è decisamente un obiettivo secondario. Insomma, a patto che privilegiare il campionato schierando ieri le seconde linee sia stata una decisione concordata, perdere “ci può stare”. A maggior ragione, se così fosse, perché impegnare i titolarissimi contro la sorniona Inter – a soli tre giorni dall’impegnativa vittoria contro il Sassuolo – in una sfida fisicamente spossante e potenzialmente già di per sé destinata ai supplementari? Sarebbe stata una vera follia prediligere il passaggio del turno aumentando di contro il rischio di perdere poi la vetta  a Genova accorciando pericolosamente la classifica. In caso di vittoria, per di più, il calendario sarebbe stato infernale: in campo già settimana prossima contro una tra Lazio e Juventus, la partita di ritorno si sarebbe disputata solo il 2 marzo, dopo aver affrontato un ciclo tremendo comprensivo di: Juventus, doppio match col Villareal, Milan e Fiorentina. La coppa logora chi non ce l’ha, vero, ma forse non tutti i mali vengono per nuocere…

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