So you may shoot me with your words/ you may cut me with your eyes/  and I’ll rise/

Out of the shacks of history’s shame/ out from a past rooted in pain/ I’ll rise

“ Puoi abbattermi con le tue parole/ e puoi sferzarmi con i tuoi sguardi/ e mi rialzerò/ Dai tuguri della vergogna della storia/ da un passato che ha avuto origine nel dolore/ mi rialzerò

 

Il 3 marzo 1991 un tassista afroamericano, di nome Rodney King, non si fermò all’ordine di una pattuglia della polizia di Los Angeles. Gli agenti lo braccarono fino a raggiungerlo, poi lo sottoposero a un terribile pestaggio, nonostante l’uomo fosse stato ammanettato e reso inoffensivo. L’azione venne integralmente ripresa da un videoamatore, che subito lo rese disponibile ai maggiori network statunitensi. Nonostante le numerose voci di protesta, un anno dopo la giuria prosciolse i quattro poliziotti autori del pestaggio, salvandoli anche dalla condanna per eccesso di violenza.

Questo fu l’evento scatenante la cosiddetta Rodney King Uprising, una sommossa di diversi giorni scatenata dalla comunità afroamericana, nella quale persero la vita decine di persone e migliaia di incendi furono appiccati in tutta la metropoli.

L’evento ebbe una risonanza enorme su tutti i media, dal commento del celebre cestista Magic Johnson (“Era una collera giustificata”), al film di Spike Lee“Malcom X”, fino ad arrivare alla musica, con l’album d’esordio di Ben Harper“Welcome to The Cruel World”.

Il cantautore californiano, ispirato dagli eventi di Los Angeles, realizza un’opera pienamente funzionale al suo desiderio di denuncia sociale, fondendo la tristezza del blues con la durezza del rock e l’introspezione del canto gospel. Il brano dedicato a Rodney King è una denuncia al sistema legislativo americano, grazie al quale criminali in divisa riescono sempre a farla franca, nonostante la televisione abbia mostrato chiaramente le violenze a milioni di spettatori. Per Harper, l’esito clamoroso della sentenza conduce a una situazione di linciaggi legalizzati, come accadeva negli anni 20’, quando a pendere dagli alberi non erano frutti rigogliosi, ma i neri impiccati dal Ku-Klux-Klan. Tuttavia, nonostante il dolore che riesce a trasmettere attraverso la sua voce straziata e le note cupe della sua chitarra slide, la sua musica resta sempre connotata da una speranza: che l’essere umano possa far tesoro delle esperienze per non commettere più tali atrocità. Rodney dovrà essere un King, un Re, un Messia, portatore di un messaggio di fratellanza.

Tuttavia, la ghettizzazione e la privazione della libertà, ci ricorda Harper, hanno origini ben più antiche del ventesimo secolo. Infatti, nel secondo brano del disco,Whipping Boy, l’artista denuncia l’abominevole pratica, in voga nelle corti aristocratiche settecentesche, di affiancare a un ragazzo nobile un altro scelto dal popolo, affinché questi ricevesse le punizioni corporali al posto del rampollo.

In Mama’s Got A Girlfriend Now, un blues dal ritmo serrato, Harper affronta con ironia la tematica dell’omosessualità, sgretolando la figura dell’uomo medio americano, che si nutre con ingordigia di football, birra e violenza, fino a quando la moglie non gli preferisce una donna, distruggendolo nell’orgoglio.

Dopo questi momenti più ritmici, è la dolcezza a far da padrona, con ballate come Walk Away, Pleasure e Forever, dove la voce di Harper, accompagnata dalla sola chitarra acustica, raggiunge elevatissimi picchi di struggimento.

Con la title track, si ritorna alla durezza che permea l’intero album. Il mondo in cui viviamo si regge su una crudeltà che sembra quasi avere vita propria, nel suo nutrirsi delle speranze e dei sogni umani fino ad esser sazia.

Solo apparentemente l’uomo è indifeso contro tale crudeltà. La track finale, I’ll Rise, ispirata da un testo della poetessa afro Maya Angelou, rappresenta il simbolo perfetto dell’opera harperiana. Da quel momento, tutta la sua musica sarà un invito rivolto ai popoli ad abbracciare la vita, con le sue bellezze e le sue contraddizioni.

Dalla crudeltà non si può fuggire, ma l’uomo può sempre rialzarsi dal fango in cui viene schiacciato e levare lo sguardo verso l’orizzonte, lontano dal passato di dolore della storia umana.

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