La sera del 30 dicembre 2015 gli afragolesi si sono affrettati ad acquistare gli ultimi prodotti per il cenone di capodanno, c’è chi si è fermato a riflettere sul bilancio delle esperienze fatte e chi non ha potuto festeggiare. Fabio Coppola è uno di quelli che non ha fatto festa, non ha preparato nulla, non si è fermato a pensare. Aveva 40 anni ed era un pregiudicato, un uomo appartenente a un nuovo clan emergente del territorio afragolese. Otto colpi di pistola gli hanno tolto la vita. Probabilmente chi avrà sentito il fragore degli spari avrà pensato che fossero petardi, qualcuno che voleva divertirsi la sera prima di capodanno, ma purtroppo qui non si scherza, qui si fa sul serio. “Gomorra” poteva essere raccontata su di un palco come quello del Teatro Gelsomino, ma lo spettacolo è stato messo in scena fuori, non c’erano attori, c’erano soltanto uomini in carne ed ossa pronti ad ammazzare altri uomini, per il potere.

Il rumore più assordante che si sente adesso è il silenzio delle istituzioni di Afragola, quasi come se commettere un omicidio fosse un fatto legittimo, soprattutto se di stampo camorristico. Uno in meno, avrà pensato qualcuno.

Fuori al teatro è stata assassinata la cultura, divenuta rossa, rossa come il sangue. Il teatro è stato sporcato due volte: quella sera e quando si è deciso di cessare l’attività (almeno per ora). Uno dei pochi orgogli afragolesi si è spento, il sipario si è chiuso e le luci sono calate: “avviso agli abbonati e agli interessati che purtroppo dopo 27 anni ininterrotti, quest’anno la rassegna di Teatro Gelsomino ad Afragola non avrà inizio”, un teatro che ha visto ospiti come Biagio Izzo, Vincenzo Salemme, Carlo Buccirosso, Alessandro Siani, Sal Da Vinci, Massimo Ranieri, un elenco ricco di artisti, spettacoli e anche di film proiettati. Le scuole della città hanno da sempre avuto la possibilità di utilizzare lo spazio del teatro, centro di innumerevoli iniziative, per le recite di fine anno.

Afragola sembra essere diventata una realtà a sé stante, c’è chi è costretto a vivere in un abusivo vuoto, vendendo in modo illecito varie razze di cani e l’amministrazione provvede ad intervenire soltanto dopo un servizio mandato in onda da “Striscia la Notizia”, promettendo di eliminare gli edifici, ma senza capire cosa ne sarà dell’uomo che ha vissuto in condizioni pietose per tutto questo tempo. C’è chi sopravvive vendendo le sigarette di contrabbando, questo è il paese dei morti ammazzati fuori all’unico simbolo di speranza che ci possa essere, che qualcuno potrebbe identificare con la famosa Basilica di Sant’Antonio. A proposito, chissà cosa sarebbe accaduto se il sangue fosse stato sparso lì fuori.

C’è chi ha fame di denaro e c’è chi ha fame di cultura: essere ammazzati fuori ad un teatro è sintomo di abbandono, di illegalità estrema, è una donna che viene stuprata, un bambino che non potrà mai imparare a scrivere, è la violenza che raggiunge il livello di brutalità oltre il quale c’è solo la morte, polvere, assenza, vuoto.

Che ognuno provi a scegliere il proprio simbolo di bellezza presente nella città, se non esiste allora provi a crearne uno e lo difenda.

 

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