Non ci sono matti migliori di altri. Un matto è un capolavoro inutile, e non c’è altro da dire”. Non ci sono frasi migliori di questa del poeta Giorgio Manganelli da accostare ad un pilota, soprattutto dopo aver visto la gara di Phillip Island. Sorpassi su sorpassi, piloti che sfidano la fisica e se stessi superando i 340 km/h, tachicardia a mille, risultato a sorpresa e spettacolo assoluto rendono Phillip Island 2015 una delle gare più belle mai viste.

Tra tutti questi matti uno ne è uscito vincitore: Marc Marquez, un ragazzino di 22 anni che ha teso l’impossibile verso la realtà. Il suo ultimo giro sarà scolpito e venerato negli annali delle due ruote. Non solo riesce a strappare il giro veloce della gara, ma riesce a superare Iannone, recuperare 7 decimi a Lorenzo e rifilargli ben due decimi e mezzo in poco più di 4 km. Quello che ha creato lo spagnolo non è altro che il riflesso di sé stesso in un mondo che non sia quello delle due ruote: un capolavoro inutile. Purtroppo per Marquez il campionato è chiuso, la poca costanza gli ha impedito di mettere mano sul suo terzo titolo mondiale, ma il tempo, per ora, è dalla sua parte.

Chi invece ha ricevuto il danno ma non la beffa è stato Lorenzo. Lo spagnolo perde una gara che sembrava vinta ma almeno recupera ben 7 punti su Rossi, rendendo la lotta per il campionato sempre più bella ed incerta. Lucidissimo per tutta la gara, la sequenza di giri veloci iniziali è anche essa, a suo modo, un capolavoro. Quando si vede Jorge alla guida c’è sempre un “ma” che galleggia nella testa e nei cuori dei tifosi. Non si discute, anzi, non si può discutere del suo talento e della sua velocità pura, ma a differenza degli altri gladiatori Lorenzo non cerca il sangue nell’arena, con la conseguenza che, in certe occasioni, fa morire lo spettacolo di questo incredibile sport.

Il terzo dei grandi protagonisti di questo GP è stato Iannone, che in una sola gara non solo sale sul podio ma riesce nella dura impresa di uccidere un gabbiano superando i 300 km/h. Il suo doppio sorpasso ai danni di Rossi e Marquez è qualcosa al limite della bellezza. Ha combattuto con un Desmosedici tra i denti capace di far impallidire i motori Honda e Yamaha. Una potenza mostruosa, quasi da far sembrare il motore della Ducati di una categoria superiore. L’italiano non solo ha mostrato una velocità pura, degna di un vero campione, ma anche una maturità che col tempo gli regalerà tante soddisfazioni.

“Harvey Dent” Rossi invece ha mostrato una gara dalle due facce. Dopo le FP e le qualifiche non all’insegna del talento del dottore, l’italiano sin da subito ha ingranato bene la marcia di questo GP. Il passo gara era ottimo, molto simile a quello dei suoi avversari, ma anche questa volta, come ad Aragon, al Doc è mancato qualcosa, quello spruzzo di convinzione che non gli ha permesso di salire sul podio. Il suo vantaggio è di ben 11 punti, ma se vuole vincere davvero bisogna che torni subito protagonista in Malesia il 25 ottobre.

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