Parlare, anzi, commentare di un singolo evento è inutile e controproducente. Bisogna contestualizzare l’accaduto per cogliere le varie sfumature. Il GP di Malesia è iniziato nelle peggiori situazioni: tra accuse e controaccuse, il clima era tagliente ancora prima di salire in moto. Durante la conferenza stampa del giovedì, Rossi accusa Marquez di averlo deliberatamente rallentato a Phillip Island. Un colpo a cuore per i tifosi delle due ruote, quella gara colma di bellezza ad un tratto si è trasformata in un dubbio amletico. Nella testa di ognuno si ripercorreva curva dopo curva la gara australiana, ma questa volta con quel pizzico di malizia che metteva in dubbio la veridicità di questo sport. 
Il dubbio è restato un semplice dubbio, non si è concretizzato subito in una realtà oggettiva, ogni tanto ritornava ma nulla era confermato, o forse nessuno voleva crederci, almeno fino a domenica 25. I semafori si spengono e inizia il penultimo GP del campionato 2015. Dopo pochi giri la gara è comandata da Pedrosa, seguito da Lorenzo, mentre dietro c’era bagarre senza esclusioni di colpi tra MM93 e il Dottore. Le parole di Rossi si concretizzano, era evidente che Marquez lo stesse ostacolando. Valentino non resiste e passa al lato oscuro della forza, da Skywalker diventa Darth Vader e incappa nel trabocchetto del ragazzino della Honda. Il corpo a corpo diventa sempre più epidermico finché Mr.93 non cade. Un episodio abbastanza strano poiché, a freddo, sembrava che Mr. 46 gli avesse dato un calcio. La dinamica dell’incidente è da vedere e rivedere, ma le impressioni a freddo devono essere sostituite da una lettura più lucida. Rossi, come da lui dichiarato, rallenta per far uscire fuori traiettoria l’avversario ma si ritrova Marquez che colpisce col casco la sua gamba. Rossi perde leggermente l’equilibrio e il piede scivola dalla pedana, ed è in quel momento che Marc cade, forse perché la gamba colpisce il freno. Non è ancora ben chiaro il perché della caduta, solo loro sanno esattamente cosa sia successo in quel momento, ma nessuno, soprattutto Marquez, vuole rivelare la verità. 
La sanzione data a Rossi (partire ultimo al GP di Valencia) è stata assegnata non per la caduta ma per la volontà di portare Marquez fuori traiettoria. Su questo, purtroppo, non c’è nulla da controbattere, le regole sono regole anche se stai giocando per il tuo decimo titolo mondiale. Il comportamento di MM93, per quanto moralmente e sportivamente sia scorretto, è avvenuto nei limiti delle regole. Certo non si vedrà più Marquez come il campione di prima, poiché quello che ha fatto non lo ha fatto per far vincere Lorenzo ma per far perdere a Rossi il titolo. Un capriccio immaturo, una “bastardata” riconosciuta anche dalla Direzione Gara che non poteva far altro che passarci sopra. 
Le ragioni di questo comportamento sono molteplici, per esempio: durante GP di Argentina un incrocio di traiettorie sbagliate hanno portato alla caduta dello Spagnolo; come se non bastasse, ad Assen si sono giocati la vittoria all’ultima chicane e dopo una spallata Rossi, costretto a tagliare la curva, ne esce indenne e vince. Ma non c’era da stupirsi se questi due campioni si sarebbero scontrati, erano quasi amici ma sotto il casco non c’è amicizia che tenga. 

tabella raffaele

Chi ci sguazza in questa situazione è Lorenzo. La sua caduta di stile tende allo zero. Accusa Rossi di aver sbagliato ma lo fa in una maniere errata, il silenzio, in questi casi, è oro colato. Durante la gara di Phillip Island, con tempi ufficiali alla mano, possiamo notare come la vittoria di Marquez sia stata regalata. Negli ultimi 9 giri, Lorenzo ha girato in maniera costante tra 1.9 e 1.8 minuti e solo nell’ultimo giro (coincidenza?) il ritmo si è alzato notevolmente e soprattutto non ha creato nessun ostacolo al sorpasso di Marquez ai suoi danni. Chi ci perde in questa situazione è lo sport, questa resterà un’altra macchia indelebile che non verrà cancellata così facilmente.  
Bisogna anche dire che questi episodi non sono una  novità nel mondo dei motori: basti pensare a Jerez nel 97 tra Schumacher e Villeneuve o a Suzuka tra Senna e Prost.  Dinamiche e ragioni diverse, ma umanità come minimo comune denominatore. L’umanizzarsi di questi campioni non fa altro che renderli più vicini a noi tifosi. Però non tutti comprendono questo e in pochi giorni si è passato dalla venerazione al linciaggio della persona di Rossi, soprattutto da parte di chi non ha mai visto una gara di MotoGp o non sa nulla di nulla di questo sport. Ma se invece a Valencia Rossi dovesse vincere, tornerebbe sulla bocca di tutti come un eroe nazionale? Probabilmente sì. 

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