Valencia 2015, il gran finale. Doveva essere una gara da scolpire negli annali, un ritorno allo sport dopo essere stato avvelenato. La tensione era così forte da diventare epidermica ma le aspettative non si sono concretizzate nella realtà. Jorge Lorenzo conquista il suo 5° titolo mondiale ma dalla purezza della vittoria nasce un’ombra che disturba uno dei campionati più belli di sempre. Il titolo, senza pensarci due volte, è meritato ma non in questo modo. Doveva essere una lotta tra i due alfieri Yamaha, una lotta che ci avrebbe fatto contare i battiti del cuore per giorni e giorni. Il risultato è l’ultima delle idee che sfiorano la mente, eravamo eccitati dal semplice pensiero di un duello all’ultimo sangue, senza interferenze esterne. Ma tutto ciò è solo nell’immaginario dei tifosi, quelli veri. La realtà si riassume in una gara noiosa, escludendo l’impressionante rimonta di Rossi. Posizioni congelate e non sempre per semplice volontà della moto. Abbiamo visto anzi il mondo ha visto, l’Honda diventare scudiero del suo nemico e il miglior pilota del lotto sopprimere il suo istinto e regalare una vittoria che poteva essere alla sua portata. Certo, non possiamo dire che sia stata solo una gara negativa per lo sport, infatti, abbiamo anche assistito a momenti di rara bellezza. La ragione dominata dal cuore di Petrucci, che lascia sfilare il connazionale, conscio di accettare un lungo e tortuoso crucifige mediatico. Ma lo spettacolo non è bastato e quando c’è una carenza si cerca sempre di colmarla con qualcosa; dopo la gara tante parole, senza nobiltà, sono state dette. Parole che non dovevano essere nemmeno pensate ma nate dall’istinto più primordiale dovuto ad un contesto specifico. Assistiamo di nuovo ad accuse e controaccuse, a false interviste sorridenti, al CEO Carmelo Ezpeleta (incapace di guardare negli occhi lo sconfitto della giornata) che timidamente accenna con la testa una conferma delle parole di Rossi. Non diremo che quest’ultimo sia il vincitore morale, che Marquez si sia comportato da bambino o che Lorenzo potesse rimanere, nuovamente, in silenzio e accettare l’ombra della sua vittoria. Non abbiamo bisogno di ribadire queste cose, possiamo solo dire che questo non è sport.

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