Ormai il campionato 2015 è finito, tante parole sono state dette su chi fosse il vero campione di quest’anno, su chi avesse torto e su chi avesse ragione. Non vogliamo più parlare di questo, non c’è più niente da dire, sarebbe solo superfluo. Tempo qualche mese e tutto sarà spostato in un angolo remoto della memoria dei tifosi più accaniti; per il resto, solo l’albo d’oro parlerà. Ma in tutta questa storia, che vogliate oppure no, di antisportività, forse abbiamo assistito all’ultimo romantico episodio dimenticato dai media: l’umanesimo nella MotoGP. L’uomo diventa di nuovo il centro dell’attenzione e le passioni prevalgono su tutto. Non c’è nessuno ad interferire e se c’è, è solo per immagine commerciale; ogni pilota ha un contratto da rispettare e quando manca ad uno o più doveri interviene la scuderia. Come abbiamo ben visto né Honda né Yamaha sono intervenute in maniera decisiva a placare gli istinti dei loro piloti; non hanno confutato nessuna accusa se non con comunicati stampa senza alcuna prova. Abbiamo assistito a gare di uomini contro uomini. L’odio, la passione e il proprio credo hanno preso il sopravvento su tutto e, da qui, nasce la difficoltà di giudicare in maniera lucida questo campionato. Siamo uomini, siamo fatti di nervi e sangue caldo, chiunque avrebbe reagito in maniera differente ma sempre in modo non ortodosso per la parola sport. Certo, abbiamo assistito a tanta umanità nello sport in questi anni ma erano semplici picchi per poi decrescere e tendere a zero. Invece, quest’anno c’è stato un picco che è rimasto costante fino alla fine. L’odio e la cattiveria di Marquez che hanno preso il sopravvento in quel cuore che sembrava puro; l’istinto di Rossi, non certo “vergine” ma incredulo che questa situazione si fosse riversata su di lui, che lo porta ad accompagnare lo spagnolo fuori traiettoria e inoltre la sua passione di credere nella vittoria fino all’ultimo giro; la bontà del credo di Petrucci che per far passare il connazionale perde una posizione tanto combattuta; la vigliaccheria di Lorenzo nel voler concludere il campionato con avvocati e non in pista. Questi sono tanti piccoli esempi che non rivedremo così facilmente poiché i costruttori riprenderanno il loro potere e faranno valere, con le buone o le cattive, i contratti da loro stipulati. Dimentichiamoci del risultato finale e cerchiamo di ricordare questo campionato per sempre poiché sarà l’ultimo campionato degli uomini.

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