A Le Mans Lorenzo conquista la sua 63° vittoria in carriera, la 42° in attivo in MotoGP. Per come ha vinto è sembrata una passeggiata: ha dominato sin dalle prove libere, record della pista in qualifica (1.31.975) e sin dal primo giro della gara non ha lasciato la prima posizione imponendo, come al suo solito, sin da subito un ritmo bassissimo.
Una vittoria meritata, anche se sarebbe stato bello vedere come avrebbe potuto evolversi la gara senza la caduta di Iannone. L’italiano, dopo essersi liberato del suo compagno di squadra, nei primi giri ha cercato di recuperare su Lorenzo e sin da subito ha mostrato un passo superiore come quello nel warm up pre-gara fino ad arrivare a recuperare un paio di decimi a settore (!), ma la foga lo ha portato a perdere l’anteriore e di conseguenza è finito nella ghiaia.

Discorso diverso per Rossi che partito 7° si ritrova subito bloccato nel traffico, basti pensare che dopo solo il primo giro aveva già 3” di distacco dal suo compagno di squadra. Dopo un giro di carburazione il diesel Rossi riprende immediatamente il suo ritmo, si libera del traffico e rincorre il podio. Non ci mette molto a raggiungere Marquez e Dovizioso superandoli entrambi con una facilità disarmante. Se il Dottore fosse partito almeno in 2° fila ora avremo avuto una gara diversa perché, con tabella dei tempi in mano (scaricabile sul sito della MotoGP), possiamo notare come, prima che entrambi lasciassero un po’ il gas, i tempi non fossero così distanti. Ovviamente con i se e con i ma non si vincono le gare e soprattutto i campionati, ma è doveroso farlo per fare un confronto, per capire bene il gap dei due alfieri della Yamaha che almeno fino ad ora sembrano disporre della moto migliore del lotto per vincere il campionato 2016. Questo dato indica anche quanto importante sia partire da una buona posizione, le Michelin permettono di tirare dal primo all’ultimo giro rendendo la vita dura a chi sbaglia la qualifica.

Se la Yamaha è per il momento la miglior moto, invece la Honda e sopratutto la Ducati soffrono molto in questo inizio di campionato. Le nuove gomme Michelin non si adattano ancora a queste moto o ancora meglio queste moto non hanno trovato ancora il feeling giusto con questi nuovi pneumatici, poiché sono state sviluppate per anni su base Bridgestone. I piloti non sentono il limite dello pneumatico anteriore e infatti tutte le cadute sono dovute a una chiusura improvvisa dell’anteriore. Ovviamente non tutte le colpe vanno ai costruttori poiché, come è naturale che sia, la nuova fornitrice di pneumatici soffre di alcuni evidenti problemi di gioventù.
Parlando proprio di cadute, oltre quella di Iannone c’è stata quella sincronizzata di Marquez e Dovizioso, che dopo essere stati sorpassati entrambi da Rossi si stavano giocando il 3° posto. Una caduta anomala poiché a distanza di meno di un secondo alla stessa curva entrambi perdono l’anteriore come se improvvisamente ci fosse una mancanza di grip o di raffreddamento dello pneumatico. Le ragioni ancora non sono del tutto chiare ma riconducibili alla spiegazione data prima.

Chi invece non è caduto, approfittando invece della caduta dei tre piloti che si stavano giocando la seconda e la terza posizione, è Vinales che sale per la prima volta sul podio della MotoGP riportando alla vittoria la Suzuki dal lontano 2010 con Loris Capirossi. Lo spagnolo, inseme a Pedrosa, sembra che sia in lizza per il posto sul sellino della Yamaha vuoto per il 2017 dopo l’abbandono di Lorenzo per la Ducati.
Con un inizio di campionato così, al Mugello, prossima tappa, ne vedremo davvero delle belle!

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