Dopo l’amara sconfitta maturata a Reggio Emilia, il Napoli fatica anche tra le mura amiche e non riesce ad avere la meglio sulla Sampdoria allenata da Walter Zenga. La pausa per le nazionali – si torna a giocare il prossimo 13 settembre, fuori casa contro l’Empoli – è una manna dal cielo per gli azzurri.

La partita. Alla prima stagionale al San Paolo Sarri fa esordire il trio Koulibaly-Allan-Callejon e il Napoli sprinta con Higuaìn, che firma il gol del vantaggio (9’) con un tocco delizioso a battere Viviano in uscita, capitalizzando l’assist di Insigne; proprio un tiro dalla lunga distanza di quest’ultimo all’11’ meriterebbe il gol ma il palo salva i doriani. Al minuto 39’ è ancora El Pipita, stavolta su suggerimento di Allan, a raddoppiare e a chiudere virtualmente i giochi. Si torna in campo e gli azzurri evaporano, mentre invece si scatenano Eder e Muriel: l’italobrasiliano sigla la seconda doppietta consecutiva in campionato trasformando prima un rigore (57’) e finalizzando poi un’azione ubriacante in solitaria (59’); è invece il colombiano all’ 81’ a  centrare la traversa con un gran tiro, deviato però da un super Reina.  La stanchezza dei partenopei e la difesa dei liguri congelano il risultato.

Blackout. Ancora una volta la spia della riserva si accende troppo presto e taglia le gambe, istantaneamente, a tutti agli azzurri: fino al 55’ la Sampdoria si è limitata a fare lo sparring partner di un Napoli moderatamente aggressivo ma dall’imbarazzante facilità di palleggio e decostruzione della manovra blucerchiata. A dispetto di una minore intensità vista contro il Sassuolo, va registrato un miglioramento del controllo del gioco, della personalità messa in campo e degli automatismi difensivi ed offensivi. La linea difensiva alta unita all’azione di Allan e Valdifiori (ancora non al meglio della condizione) hanno disinnescato Soriano, Muriel ed Eder; mentre i tre attaccanti hanno fatto girare la testa al povero Barreto, nonché ai malcapitati Coda e Silvestre, giocando di prima, scambiandosi di posizione, trovando linee di passaggio e soluzioni offensive  entusiasmanti. Inutile dare la colpa ancora alla preparazione atletica: il crollo è stato evidente, ma maggior attenzione e concentrazione in difesa – Maggio ed Albiol ancora protagonisti in negativo – avrebbero blindato la vittoria.

Fattore H3. Se questo è un pareggio che lascia l’amaro in bocca, tuttavia le prestazioni di tre giocatori inducono all’ottimismo sullo stato dei lavori in casa Napoli. Hysaj, il primo dei questi, è stato impeccabile quanto puntuale nelle chiusure: equilibrato, legge bene le situazioni di palla scoperta e toglie il fiato a Muriel facendosi trovare sempre pronto in marcatura. Pronto mentalmente ed atleticamente – solo un piccolo infortunio lo costringe al cambio – è già un riferimento per i compagni di reparto. Non a caso è un fedelissimo di Sarri. Hamsik, invece, abbina finalmente la classe delle giocate (spesso autore con Valdifiori di validi cambi di gioco e di stretti dai-e-vai con Insigne o Higuaìn) alla grinta necessaria per dar manforte a centrocampo, proponendosi, lottando e cercando il contrasto finché le forze lo sorreggono. Higuaìn, infine, è il simbolo di questa ricostruzione. Seppur in ritardo di condizione, più gioca più affina l’intesa coi compagni cercando di caricarsi addosso la squadra in questo momento difficile. Ci riesce solo in parte, ma un Pipita così a suo agio non è un caso: molto si deve a Callejon, che gli consente di spaziare su tutto il fronte d’attacco e gli garantisce maggiore supporto tattico rispetto a Mertens nelle transizioni offensive. I suoi due gol, lampi che illuminano per tecnica, talento e cinismo queste prime incerte uscite stagionali, lasciano intuire che il vero Napoli lo vedremo con ogni probabilità al ritorno dalla sosta. E chissà che il mercato non riservi ancora qualche sorpresa…

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