Un mese di Marzo terribile, quello del Napoli in campionato, durante il quale gli azzurri hanno raccolto due punti in quattro partite, perso la terza piazza a vantaggio della Lazio e dilapidato il vantaggio su Fiorentina, Lazio, Sampdoria. Ora la classifica parla di un Napoli al quinto posto, a cinque punti di distacco dai biancocelesti e con solo una lunghezza di vantaggio sui viola; mentre la Roma di Garcia, invece, torna nuovamente a +6. Si doveva andare in campo per vincerla, ma contro l’Atalanta gli azzurri hanno giocato una partita strategicamente indecifrabile: anonimi nella prima frazione, arrembanti nella seconda fino al gol di Pinilla al 72’ (viziato però da un fallo sul portatore di palla Henrique), disorientati e nervosi  fino alla marcatura di Zapata al minuto 89, disperatamente protesi alla vittoria sin al fischio finale. Segno di una scarsa serenità che coinvolge tutto l’ambiente, anche le scelte tattiche di Benitez non hanno convinto: lasciare Hamsik e Mertens in panchina ha determinato l’isolamento in avanti di Higuaìn e reso difficoltoso il raccordo tra centrocampo ed attacco (Gabbiadini, per la prima volta sottotono dal suo arrivo, non ha fornito il solito contributo alla manovra), mentre insistere con De Guzman, al di là del palo colto al 61’ dall’olandese, è costato molto in termini di fluidità della manovra e brillantezza sotto porta. Modesta, invece, la partita di Britos ed Inler; disastroso Maggio, ormai nel suo periodo più buio da quando è all’ombra del Vesuvio. Oltre questo, pochi altri gli highlights del match da riportare: al 15’ Gomez spara alto a tu per tu con Andujar; al minuto 48 Sportiello si oppone splendidamente alla conclusione a botta sicura di Higuaìn, ben imbeccato da Callejon; mentre al 92’ un tiro rasoterra preciso di Hamsik fa la barba al palo, perdendosi a fondocampo e trascinando con sé tutte le speranze di rimonta partenopee. Contro i bergamaschi, quello che sembrava un piccolo momento di flessione iniziato a Palermo ed intervallato da alcuni successi (Sassuolo e Dinamo Mosca), è deflagrato nella più grave crisi di risultati che i due anni  di gestione Benitez ricordino. Una crisi fatta di quattro punti in sei partite e che reca come stimmate, oltre al capitombolo in classifica generale, una paurosa regressione della qualità del gioco e della manovra, un vistoso e protratto calo psicofisico di giocatori chiave come Callejon, Albiol, David Lopez, un’involuzione della mentalità offensiva e spregiudicata che distingueva il Napoli dalle altre squadre italiane… Inutile addossare, però, tutte le colpe sul tecnico perché le responsabilità di questa crisi sono diffuse: la rosa numericamente non adeguata, la mancanza di giocatori di carattere all’interno dello spogliatoio, i tanti impegni  ravvicinati, la foschia che avvolge ancora il futuro di Benitez, e i silenzi societari sulle questioni legate allo stadio di proprietà, alle strutture di allenamento, al rilancio del progetto Napoli nei prossimi anni, costituiscono tutti tasselli di un unico puzzle che va via via perdendo la sua compattezza. Salvati dalla sosta per gli impegni delle nazionali, ora per  gli azzurri è tempo di ritrovare la squadra e lo smalto di un tempo per tornare ad esprimersi sui livelli di inizio anno. Mancando dieci gare alla fine, tra cui gli scontri diretti contro tutte le attuali rivali in corsa per i due posti in Champions, nulla è ancora compromesso e la classifica potrebbe tornare a sorridere ai partenopei in caso di prestazioni nuovamente convincenti.

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