Nella finale che si giocherà il prossimo 7 giugno  all’Olimpico di Roma, il Napoli non potrà difendere il titolo conquistato nella passata stagione. È bastato un gol di Lulic al 79’ a sbattere gli azzurri fuori dalla competizione, quando mancava ormai una manciata di minuti per centrare la memorabile impresa di disputare per due anni consecutivi la finale di TimCup. Invece, sarà la Lazio di Pioli a contendere il titolo alla già qualificata Juventus, che martedì ha eliminato in rimonta la più quotata Fiorentina. È stato un peccato, perché i partenopei, pur senza brillare, non hanno affatto disputato un match malvagio: mentre la Lazio del primo tempo si preoccupava maggiormente di coprire bene gli spazi per ripartire in contropiede con precise verticalizzazioni, il Napoli cercava di controllare l’incontro imbastendo una manovra spesso lenta ma pronta ad infiammarsi con le accelerazioni sulla trequarti di Hamsik, Gabbiadini e Mertens. I momenti da consegnare alla memoria sono stati soltanto il tiro di Candreva che al 19’ finisce di pochissimo alla destra della porta difesa da Andujar, e il palo su cui al 29’ si infrange da distanza siderale una punizione di Gabbiadini. Nella ripresa meglio il Napoli, che si presenta davanti all’estremo difensore laziale ma non capitalizza le occasioni monumentali capitategli prima con Mertens, che al 51’ su palla vagante in area biancoceleste non trova il tap in vincente da zero metri, poi con De Guzman che forza la conclusione con un’ improbabile volée di destro sprecando un lob filtrante di Marek Hamsik, ed infine al 77’ con un super Berisha che vola a deviar fuori un tiro saettante e destinato in fondo al sacco proprio dello slovacco. Pioli così mischia le carte, negli ultimi minuti passa ad un superoffensivo 2-4-4 e il Napoli cade al secondo affondo laziale: mentre al minuto 79 su colpo di testa ravvicinato di Lulic è bravissimo Andujar a deviare in calcio d’angolo (con Maggio troppo disattento in marcatura), appena tre giri di lancette dopo nulla può sulla deviazione sempre del bosniaco imbeccato da un preciso cross di Felipe Anderson (azione però viziata da un fuorigioco di partenza di Klose colpevolmente non rilevato dalla terna arbitrale). Nonostante l’assalto finale, il Napoli non sfonda ed è ancora Lulic il protagonista quando all’88’intercetta sulla linea un tiro di Insigne a Berisha ormai battuto. Col sogno della finale ormai sfumato, rimangono il rammarico e la delusione per una partita che non pareva potesse sfuggire così di mano all’improvviso, incanalata com’era sul binario della strategia: Benitez ha cercato di mantenere lo 0-0 ben consapevole che la Lazio avrebbe giocato solo di rimessa, peccato che gli episodi non abbiano girato a favore del Napoli; anche la scelta di inserire De Guzman per Gabbiadini (l’uomo più pericoloso dei nostri), funzionale a reggere la spregiudicatezza laziale, non ha dato i frutti sperati solo per l’avventatezza dell’olandese sotto porta. Certo, con un attacco non prolifico come un tempo, sarebbe stato meglio aumentare il carico offensivo lanciando dall’inizio il tandem Higuaìn-Duvan, aumentando sensibilmente la possibilità di andare a segno, ma ormai il dado è tratto. Alla Lazio vanno tributati i giusti onori per la partita giocata e per il ritorno in finale appena dopo un anno dalla sua ultima vittoria (contro la Roma nel 2012/2013, ndr). Al Napoli ora non rimane che la scalata della classifica per riconquistare un posto in Europa.

        

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