delusione HiguainNello sport, come nella vita, la seconda chance è sempre dietro l’angolo. Sbagli, barcolli, e quando stai quasi per annegare, rivedi la luce che può guidarti alla salvezza. Capita spesso, quasi sempre, a prescindere dal numero di buone azioni compiute: gli Dei (del Calcio) sanno che un’altra opportunità ti dev’essere concessa. Così, al minuto numero 76, dal Cielo cade un pallone che va a sistemarsi giusto ad undici metri dalla porta. C’è un uomo solo da battere per la più facile delle gioie: la fortuna ti sta tendendo ancora una volta la mano, anche se francamente non lo meriteresti. Ma la scia prodotta da quel pallone che vola alto sulla traversa è il simbolo dell’incompiutezza di una squadra, di una stagione e di un progetto glorioso andatosi a schiantare sul muro della più triste e mesta realtà. Un lieto fine c’è stato, è innegabile, e porta i vessilli biancocelesti d’una Lazio che conquista i preliminari di Champions League al termine di una stagione a dir poco sublime, sotto il profilo del gioco espresso e della forza mentale del gruppo. Il Napoli getta alle ortiche l’ultima di una interminabile serie di “seconde opportunità” avute in un’annata di lenta agonia. Le ferite di Bilbao prima e di Kiev poi potevano essere curate solo tramite l’approdo alla sala d’attesa dell’Europa che conta. Ma la capacità di complicarsi la vita è un cromosoma del DNA degli azzurri, i quali si concedono anche il lusso di sbagliare approccio regalando il primo tempo alla Lazio, oltre che di sprecare una palla gol colossale al 23’, con Callejon che mette fuori di un niente spezzando in gola l’urlo ai tifosi accorsi al San Paolo. La formazione di Pioli tiene il campo senz’affanno, è ordinata e non rinuncia ad affacciarsi nella metà campo avversaria tanto da riuscire a mettere la testa avanti al 33’ grazie alla bomba dalla distanza di Parolo che sorprende Andujar. Il Napoli subisce il contraccolpo psicologico e a malapena riesce a mettere in fila due passaggi di seguito. Proprio su un errore in impostazione nasce il raddoppio biancoceleste: poco prima dell’intervallo, è Candreva a sfruttare la palla rubata da Lulic andando a depositare il pallone in rete dopo un taglio centrale da wide receiver di NFL. Il gelo attanaglia il San Paolo. Benitez, nella ripresa, gioca la carta Gabbiadini con Hamsik che si abbassa in regia per sopperire all’uscita dal campo di Inler (sarà l’ultima apparizione dello svizzero?). Il secondo tempo resterà impresso nella mente dei tifosi partenopei per la perfetta sintesi che rappresenta dell’ultimo biennio azzurro. Prima al 55’ su assist di Callejon, poi al 64’ dopo una meraviglia di Mertens, Higuain trova la doppietta da bomber d’area di rigore che fa impazzire una città e il suo popolo. Tra i due gol, la barca biancoceleste colpita dalla tempesta azzurra perdeva per espulsione Parolo al 61’, uno dei migliori fino a quel momento. Gli azzurri in campo e sulle tribune iniziano a credere seriamente nell’impresa, tanto da non crucciarsi più del dovuto quando il secondo giallo a Ghoulam ristabilisce la parità numerica. Il cromosoma dell’incompiutezza, però, condanna il Napoli. Come l’allarme della sveglia interrompe il sogno più bello, come gli spietati raggi del sole obbligano a destarsi, così a 14’’ dalla fine il rigore sbagliato (il quarto della stagione) da Higuain tronca di fatto le speranze azzurre di riscatto. Il giocattolo si è rotto, la squadra è cerebralmente al tappeto e la Lazio colpisce a morte all’85’ con l’appena entrato Onazi bravo ad approfittare di uno svarione difensivo. Il colpo di testa al 92’ di Klose, in un San Paolo che va svuotandosi, serve solo ad ampliare il bottino personale del Panzer tedesco. Si spengono le luci su Napoli. Benitez si accomoda sul trono di Spagna lasciando come eredità a Partenope un cofanetto di rabbia mista a sgomento. E domattina non arriveranno gli allarmi delle sveglie, tantomeno i raggi del sole, ad interrompere l’incubo di quest’annata fallimentare: serve una rifondazione vera, completa, per risollevarsi dalle ceneri della mediocrità. 

Rispondi