“Iniziate a fare andare avanti la vostra città, fatela mettere a posto che è indecorosa in alcuni punti, abbandonata,  e se lei esce dalla centrale della stazione trova solo immondizia in tutti i vicoli”, gridava Massimo Giletti riferendosi a Napoli, nel suo programma televisivo “L’Arena”, lo scorso primo novembre.

Ogni domenica la tv ci propone Giletti su Rai 1 e Barbara D’Urso su Canale 5 che è più o meno la stessa cosa: obiettivo di entrambi i programmi è dare uno scarso livello di informazione all’italiano medio, fare audience sulla nuova ragazzina ammazzata dallo zio, dopo la pubblicità trasformarsi in un illustre salotto per i dibattiti politici, infine regalare qualche insulto al personaggio pubblico di turno o, perché no, ad una città. Se la città in questione è Napoli allora la trasmissione è riuscita a dare il meglio di sé, cadendo nella solita banalità. A quanto pare Giletti passa molto tempo a Napoli, tanto da sapere che nei vicoli adiacenti alla stazione Garibaldi c’è tutta spazzatura, e noi ingenui che avevamo creduto alla fine dell’emergenza rifiuti!

L’indignazione dei napoletani è stata immediata, così come quella del sindaco della città Luigi De Magistris che ha considerato l’accaduto come un’azione mediatica diffamatoria nei confronti dell’amministrazione partenopea, e ha così deciso di querelare il giornalista della Rai per ben 10 milioni di euro: “La coppia Giletti e Salvini prima di parlare di Napoli e dei napoletani dovrebbe sciacquarsi la bocca”.

La scorsa domenica, Giletti si è difeso nel suo programma affermando di rispettare i napoletani e la loro città, ma soprattutto di non aver mai detto “Napoli è una citta indecente” e infatti il caro Giletti ha utilizzato l’aggettivo “indecorosa”, ma per il giornalista, a quanto pare, c’è una differenza abnorme tra indecente e indecorosa, quindi ha ritenuto giusto evidenziare più volte di non aver utilizzato questo termine, come se ciò cambiasse la natura della sua dichiarazione. “La libertà di parola vale solo per Erri De Luca?” ha concluso così il suo discorsetto e ha ricevuto risposta proprio dallo scrittore partenopeo che ha dichiarato: “Quanto ai paragoni che vengono fatti con il processo che mi ha visto di recente coinvolto, nel mio caso il reato era l’istigazione, in questo la diffamazione. Stiamo dunque parlando di cose diverse. Io non sono d’accordo con chi diffama, e anche il sistema giuridico italiano non lo è, a quanto mi risulta. E no, in questo caso non penso di essere in contraddizione. Ho detto, e ribadisco, che può essere che serva, la querela. Ma non sono io a querelare, sia chiaro”.

La querela è un mezzo molto utilizzato in Italia: quasi tutti i giornalisti, scrittori, politici hanno ricevuto una querela o hanno querelato a loro volta qualcuno, sia per giusti motivi sia per ragioni futili. Laddove un giornalista disinforma milioni di telespettatori e diffama una città intera, forse, la querela potrebbe servire affinché quest’ultimo si assuma la responsabilità delle proprie dichiarazioni, soprattutto se errate. Un conto è esprimere un’opinione, un altro è raccontare fatti inesatti, ma tutto ciò non è altro che il frutto della scarsa informazione a cui siamo giunti.

Ma cosa  cambierà per Napoli se riceverà quei 10 milioni di euro? Otterrà più dignità e più rispetto? O cambierà il fatto che d’ora in poi chi metterà piede in tv ci penserà due volte prima di esprimere la propria opinione? Pasolini diceva che in tv non si sentiva libero di dire ciò che voleva, perché qualcuno avrebbe potuto accusarlo di vilipendio, allora si “autocensurava”. Quella di allora non era libertà e non lo è nemmeno questa. Discutiamo di democrazia, di principi costituzionali, ma la democrazia tende ad essere sempre mascherata e falsata, anche se esiste la libertà di parola è necessario esprimersi nel modo più giusto, corretto e consono.

La verità è che siamo condizionati da una tv fallimentare, tenuta in piedi da personaggi che con una parola non contraria ma sbagliata, formeranno le menti del domani e distruggeranno ciò che c’è di buono.

I napoletani si sono scaldati così tanto perché sono stanchi degli sputi che continuano ad arrivare dall’alto. Siamo indecorosi, sì. Siamo indecorosi perché appena scendi dal treno alla stazione Garibaldi trovi qualcuno che sta suonando il pianoforte, prima distrutto dai vandali e poi rimesso qualche giorno dopo: noi senza musica non sappiamo stare e nemmeno senza i sorrisi della gente che riesce così a sopportare i ritardi di Trenitalia. Siamo indecorosi perché nella stazione Garibaldi c’è la Feltrinelli ed ogni giorno vedi ragazzi e adulti comprarsi un libro nuovo. Siamo indecorosi perché appena esci dalla stazione ci sono i venditori ambulanti di accendini, calzini e il più delle volte sono napoletani, ma pure rumeni e nigeriani, e “faticano” assieme, senza discriminazioni. Se esci dalla stazione Garibaldi vedi una città indecorosa: file di giovani che vanno a studiare ogni benedetto giorno, perché in questa città indecorosa loro ci credono ancora.

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