Inizia male l’avventura in Serie A di Maurizio Sarri alla guida del Napoli: col Sassuolo finisce 2-1, prestazione deludente e sottotono, molti i dubbi che accompagneranno l’allenatore toscano in vista del secondo appuntamento stagionale in casa contro la Sampdoria.

La partita. Gli azzurri partono bene, anzi benissimo, e lasciano senza fiato i propri tifosi dopo soli tre minuti: partenza a razzo, pressing a tutto campo, difesa alta e velocità di circolazione di palla portano al gol fulmineo di Marek Hamsik, che piazza la zampata vincente su un maldestro intervento dell’ex Paolo Cannavaro. Il Napoli indiavolato inizia a cedere atleticamente al 25’, scompare dai radar al 30’, e subisce il pareggio al 31’ con Floro Flores, il quale approfitta di un’amnesia difensiva di Maggio e trasforma in gol un ottimo assist in lob di Berardi, battendo in uscita l’incolpevole Reina. Il portiere spagnolo  si rifa però al 38’ e al 40’con due interventi super su Floro e Defrel, evitando così il tracollo dei suoi. La ripresa regala tre squilli di Mertens (di cui due su punizione) e il gol del vantaggio del Sassuolo, che a meno sei dal 90’ raddoppia con Sansone, liberissimo di colpire di testa grazie allo svampito Maggio.

Questione di feeling. Mister Sarri l’aveva preannunciato, e il Sassuolo si è rivelato il peggior avversario possibile. Per una squadra – ancora incompleta, a cui urge qualche ritocco sul mercato – che ha cambiato tanto sarebbe stato difficile confrontarsi con una squadra rodata e che da tre anni recita lo stesso canovaccio tecnico-tattico. Sfruttando le abilità dei suoi tre attaccanti, mobili e tecnicamente dotati, Di Francesco ha mosso scacco matto alla difesa e al centrocampo partenopei: la prima vacillava appena gli esterni d’attacco si allargavano e cercavano l’uno contro uno; mentre Valdifiori e D. Lopez (entrambi insufficienti) sono stati invece incapaci di fare filtro e dettare i tempi di gioco, isolando il reparto avanzato ed aggravando la fase difensiva. Si salva solo Marek Hamsik, che con una buona prestazione si riprende ruolo, gol e un’autorevolezza da capitano smarrita nel biennio Benitez. Male anche il trio Higuaìn-Mertens-Insigne, incapace di collocarsi in campo e dialogare: spesso intruppati al centro e confusionari, hanno avuto incidenza zero sul match. In particolare, un Pipita ancora in vistoso ritardo di condizione non ha né dato la profondità che richiede il modulo di Sarri né ha saputo giocare spalle alla porta per favorire gli inserimenti dei compagni di reparto. L’intesa è da rivedere ma migliorerà.

Eterno ritorno. Tra amnesie difensive, cali di attenzione, rosa incompleta, assenza di gioco, pare che nel Napoli tutto sia cambiato per non cambiare affatto. Ad eccezione dei primi – bellissimi – 25 minuti, la mano del nuovo tecnico si è vista poco o niente, ma è presto per le sentenze. Bisogna invece agire prontamente in difesa e attacco: Chiriches e Albiol, al netto degli svarioni di Maggio, sono risultati a tratti impacciati nell’uno contro uno e a mantenere la linea difensiva; Insigne ha invece sofferto il pressing avversario finendo per non fornire palle giocabili a Mertens ed Higuaìn, costretti spesso ad allargarsi o ad indietreggiare fino al centrocampo. Si tornerà a parlare perciò di moduli, di 4-3-3, di sliding doors col recente passato, di statistiche e numeri, ma ciò che conta è sbloccarsi e vincere la prima in casa contro una Samp apparentemente in salute per cancellare lo zero in classifica e fare morale rilanciandosi in campionato.

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