Ancora una volta senza Totò Di Natale, al S. Paolo l’Udinese si inchina ad un Gonzalo Higuain stratosferico: il duecentesimo gol tra i professionisti del Pipita regala alla truppa di Sarri tre punti preziosissimi.

La partita. Bel gioco, aggressività, compattezza, giusto approccio alla gara, determinazione, concentrazione.  Il Napoli, tuttavia, spreca tanto: lo 0-0 regge per tutto il primo tempo grazie all’imprecisione di Higuain ed Hamsik, le cui conclusioni si perdono sul fondo o vengono neutralizzate da un attento Karnezis (ottimo in uscita anche su Callejon al 33’). Nella ripresa, però, gli azzurri azzannano immediatamente la preda Udinese, siglando il gol-vittoria col Pipita, che al minuto 53 raccoglie un suggerimento di Jorginho e con un diagonale di sinistro batte l’estremo difensore bianconero. Il preciso e ravvicinato colpo di testa di Widmer chiama ad un intervento decisivo Reina al 65’ ma non scuote i friulani, il cui forcing finale non genera alcun pericolo per la retroguardia partenopea.

Coerenza e solidità. Ostiche per definizione, le partite giocate contro l’Udinese hanno spesso minato il morale e le ambizioni azzurre in campionato. Quella di ieri sera, invece, era molto di più che una partita complessa: era una trappola. Dopo la qualificazione ai sedicesimi di Europa League, unita alla pressione generata dalle vittorie di Inter e Roma, con la sosta ormai alle porte, il Napoli era costretto a vincere per non vivere due settimane di passione e di critiche in vista del ritorno in campo contro il malcapitato Hellas di Mandorlini. Colantuono lo sapeva e ha tentato di imbrigliare il Napoli con la soluzione già vista a Genova delle marcature ad uomo su Jorginho, Hamsik ed Allan (rispettivamente assegnati alle cure di Lodi, Badu ed Iturra) al fine di addormentare il gioco, esasperare gli interpreti in campo e colpire poi mortalmente in contropiede. Non ci è riuscito per merito di Sarri, che ha eliminato il “bug Genoa” in due mosse: in caso di pressing insistente, a turno Callejon ed Higuain si abbassavano spesso fino quasi alla linea di centrocampo, col primo ad offrirsi come alternativa ai terzini per lo scarico del pallone, o col secondo pronto a lanciare i compagni (Insigne, poi Mertens, Ghoulam, oltre allo stesso Callejon in vesti di “falso nueve”) quando Jorginho era più in difficoltà. Sebbene il gol non nasca da questi accorgimenti, il Napoli ha comunque evitato il “tentativo di sabotaggio” friulano senza snaturarsi, continuando a macinare gioco come sa.

Una marcia in più. Salvo il calo visto negli ultimi dieci minuti di gara, ad impressionare ulteriormente ieri sera sono stati lo strapotere fisico e la determinazione della formazione azzurra. I contrasti sempre efficaci di Allan, i ripiegamenti del Pipita e del “Caballero” Callejon, le sgroppate del duo Ghoulam-Hysaj e gli interventi muscolari di Albiol e Koulibaly, sono sintomo di una squadra in salute che – a differenza delle prime uscite stagionali – pare avere finalmente chiari la propria forza e l’obiettivo da raggiungere. Con quella di ieri salgono a sette le vittorie consecutive tra campionato ed EL, si eguaglia il record di due soli gol subiti in nove partite siglato nell’annata ‘70/’71, arrivano a 14 i risultati utili consecutivi, ed Higuain – già capocannoniere della Serie A e al duecentesimo gol tra i professionisti  – mette nel mirino anche il record di Maradona di otto gol consecutivi in altrettante gare casalinghe (al momento il Pipita è fermo a sette reti in sette gare). Numeri, prestazioni e risultati confermano che questo Napoli ha una marcia in più: al ritorno dalla sosta occorrerà non perdere il passo delle prime per poi giocarsi contro l’Inter una fetta di scudetto.

 

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